[CNSAS]

Club Alpino Italiano

Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico

Coordinamento Speleologico

[CAI]
[CommSub]

Commissione Speleosubacquea

Presentazione

[CommSub]

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (C.N.S.A.S.) del Club Alpino Italiano č riconosciuto in base alla Legge 24.12.1985, come Ente specializzato a provvedere "... all'organizzazione di idonee iniziative tecniche, per il soccorso degli infortunati o dei pericolanti e per il recupero dei caduti, nell'esercizio delle attivitā alpinistiche, escursionistiche e speleologiche" e quindi č chiamato anche ad intervenire per prestare soccorso alle vittime di incidenti all'interno di cavitā ipogee (naturali o artificiali) completamente invase dall'acqua. Per assolvere quest'ultimo compito si avvale di speleosub che usano tecniche e materiali di derivazione prettamente subacquea.

Importantissimo č il lavoro di prevenzione svolto dal CNSAS in quanto si cerca di far presente ai subacquei non speleologi la pericolositā di immersioni svolte in cavitā senza l'ausilio di tecniche ed attrezzature particolari.

Il primo intervento speleosubacqueo di soccorso in grotta

Il 28 aprile 1894 sette persone entrarono nella grotta di Lurloch presso Graz, in Austria. Facevano parte della "Società di esploratori di grotte e caverne", pratici di tali escursioni avevano in programma di condurre una visita di tre giorni nella cavità. Al terzo giorno si accinsero ad uscire ma, giunti nei pressi dell'ingresso, trovarono il percorso bloccato dall'acqua che aveva inondato la parte iniziale della grotta a causa di una piena improvvisa. Uscire era impossibile ed il livello dell'acqua continuava ad aumentare. Gli sfortunati si rassegnarono così a ritornare nelle parti più interne della cavità per trovare un luogo sicuro dove attendere che la piena passasse.
All'esterno il tempo era brutto e la pioggia incessante. Parenti ed amici non li avevano visti rientrare e non avendo loro notizie erano preoccupatissimi. Alcuni raggiunsero l'ingresso della grotta trovandolo completamente inondato. Dato l'allarme iniziarono i soccorsi. Dopo un vano tentativo di deviare il corso delle acque, si decise di fare intervenire un palombaro. Giunse in breve tempo da Trieste Tomaso Ravkin il quale si immerse e, tra grandi difficoltà, riuscì a superare la parte allagata penetrando nella grotta senza peraltro trovare le persone bloccate.
I sette esploratori vennero poi tratti in salvo dopo alcuni giorni aprendo un passaggio con la dinamite.
L'intervento del palombaro Ravkin è il primo episodio di soccorso speleosubacqueo vero e proprio di cui è giunta notizia ai giorni nostri. Novant'anni dopo gli eventi appena narrati, nel 1984, veniva costituita la Commissione Speleosubacquea dell'allora Sezione Speleologica del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino, che per prima affrontò ed affronta tutt'ora, nel nostro paese le complesse problematiche del soccorso nelle cavità sommerse o allagate.

Il soccorso speleosubacqueo in Italia

Nell'ambito del Soccorso speleologico inizialmente non viene creata nessuna struttura stabile con il compito di affrontare le problematiche speleosubacquee. Le questioni inerenti agli incidenti nelle cavità sommerse sono fin dall'inizio ben presenti all'interno della neonata organizzazione. Infatti durante il primo Convegno nazionale del Soccorso speleologico tenutosi nel 1969 viene presentata una relazione su "Problemi e possibilità di soccorso in un incidente speleosubacqueo" ed un apposito gruppo di lavoro affronta le tematiche inerenti al soccorso oltre un sifone ed in caso di gravi problemi durante le immersioni in grotta. Mancando però esperienze operative la discussione sviluppa essenzialmente gli aspetti concernenti la prevenzione degli incidenti, attraverso una analisi ed un confronto delle metodologie applicate e conosciute da coloro che praticavano tale attività. Non viene invece dibattuta l'opportunità di creare o costituire una struttura di coordinamento, sia per organizzare gli speleosub che già fanno parte del Corpo, sia per sviluppare quest'aspetto del soccorso, al fine di essere in grado di dare una risposta pronta ed esauriente in caso di emergenza.
Due anni dopo nel luglio del 1971, avviene un incidente nella risorgenza di Ponte Subiolo, conosciuta anche come "Elefante Bianco". Un subacqueo vicentino perde la vita durante una immersione ed il suo corpo rimane a 60 m di profondità. Per le operazioni di recupero, che sin dall'inizio si presentano tutt'altro che semplici, viene interessato anche il Soccorso speleologico che immediatamente interviene con speleosub provenienti da Cuneo, Milano, Torino e Trieste. Nonostante il generoso e disinteressato prodigarsi degli uomini del Soccorso l'intervento non ebbe risultati brillanti ed anzi, ci furono due ulteriori incidenti, per fortuna non gravi, nel corso delle operazioni.
Durante il secondo Convegno nazionale del Soccorso speleologico, svoltosi nel settembre dello stesso anno, una apposita relazione analizza le difficoltà riscontrate durante quella prima sfortunata esperienza. Dalle righe della relazione emerge chiaramente che le tematiche inerenti al settore speleosubacqueo non avevano a quel tempo risposte adeguate e conseguenti, non tanto per mancanza di buona volontà o per sottovalutazione, bensì per la vastità dei problemi sia di ordine pratico che economico, che l'ancor giovane Soccorso speleologico si trovava ad affrontare.
Alcuni anni più tardi, nel 1973, accadde il più grave incidente in cavità sommersa della storia speleosubacquea italiana: tre giovani speleosub napoletani perdono contemporaneamente la vita nella risorgenza del Vecchio Mulino a Castelcivita (SA). Al recupero, che è effettuato dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri, i componenti del Soccorso Speleologico partecipano solo con consulenze esterne e non in acqua.
Negli anni che seguono gli speleosub del Soccorso sono chiamati a più riprese ad operare in alcuni interventi, dimostrando una generosità di gran lunga superiore ai mezzi che hanno a disposizione.
All'inizio del 1984 torna nuovamente e tristemente alla ribalta, e purtroppo non per l'ultima volta, la risorgenza di Ponte Subiolo o Elefante Bianco, dove avviene un altro grave incidente. Due speleosub perdono la vita il 15 gennaio durante una immersione, uno dei due è recuperato da alcuni volontari, mentre dell'altro non vi è più traccia. Occorrerà scandagliare a lungo la cavità con l'uso di una videocamera teleguidata dei Vigili del Fuoco e, solo dopo averlo individuato a 60 metri di profondità, squadre omogenee formate da speleosub del Soccorso e da sommozzatori dei Vigili del Fuoco possono recuperarlo rapidamente e senza particolari difficoltà.
Luci ed ombre emerse da questo articolato ed impegnativo recupero, sono dibattute in un apposito gruppo di lavoro nel corso del IV Convegno nazionale del Soccorso speleologico che si tenne nel novembre del 1984. Si venne quindi alla decisione, concorde tra Direzione e speleosub, di creare la Commissione Nazionale del CNSAS, con la finalità di coordinare e sviluppare questo settore sia organizzativamente che tecnicamente.

La Commissione Nazionale Speleosubacquea del Soccorso Speleologico

La neocostituita Commissione (CommSub) si trova ad affrontare immediatamente ed ovviamente enormi problemi.
Gli speleosub del Soccorso sono concentrati essenzialmente nel Veneto (Treviso e Verona) ed in Friuli-Venezia Giulia (Udine e Trieste) e per lungo tempo restano gli unici in grado di intervenire in situazioni di emergenza. Con grande slancio e notevole impegno questi tecnici iniziano un programma di addestramento congiunto, consapevoli della responsabilità che hanno. Contemporaneamente curano lo sviluppo di presenze significative in altre zone della penisola per estendere la rete di nuclei di soccorso speleosubacqueo in grado di intervenire in situazioni di necessità.
Sotto il profilo economico la situazione è difficilissima nonostante gli sforzi che vengono fatti dalla Direzione Nazionale del CNSAS. La Commissione, priva di materiali, necessita di attrezzature che richiedono per l'acquisizione un consistente impegno finanziario e, non essendo possibile soddisfare immediatamente tutte le esigenze, vengono selezionate le priorità assolute per far fronte alle necessità tecniche indilazionabili.
L'impegno a diffondere sul territorio nazionale la presenza di nuclei di speleosub del soccorso procede lento ma costante e continuo. Dopo alcuni anni cominciano a rendersi concreti i primi risultati; tecnici speleosubacquei d'altri Gruppi del Soccorso iniziano ad affiancare ed a rinforzare il nucleo originario ed alla fine degli anni ottanta nasce l'opportunità di un confronto su tematiche specifiche.
Questa esigenza èrecepita dal VI Gruppo che organizza ad Oliero (VI) nei giorni 8, 9, 10 dicembre 1989 il I Incontro Nazionale per Tecnici Speleosubacquei del CNSAS. È la prima manifestazione nazionale del Soccorso espressamente dedicata alle problematiche speleosubacquee.
Durante l'incontro, oltre numerose immersioni nelle risorgenze della Grotta Parolini e del Cogol dei Veci, si discute d'attrezzature e metodologie e, soprattutto, di problematiche relative alla prevenzione degli incidenti. L'attività di prevenzione è considerata fondamentale: essa, importante per tutto il CNSAS, riveste infatti in campo speleosubacqueo particolare rilievo, perchè, è un dato di fatto, gli incidenti direttamente collegati allo svolgimento di tale attività sono purtroppo spesso mortali. Si reputa perciò di estrema importanza potenziare ed intensificare l'opera di divulgazione sulle particolarità, peculiarità e problematiche dell'attività speleosubacquea. La necessità di svolgere l'opera di prevenzione viene ravvisata anche in relazione all'aumento dei subacquei d'acqua libera che occasionalmente svolgono le loro immersioni in sifoni e risorgenze comode nell'avvicinamento e facili nell'accesso. Tale fenomeno desta infatti non poche preoccupazioni per ciò che riguarda la sicurezza, perchè in queste occasioni l'attività speleosubacquea viene svolta con attrezzature inadeguate e senz'altro insicure.
Nel periodo successivo all'incontro nazionale vengono intensificate le esercitazioni organizzate dalla Commissione consentendo e favorendo così il confronto e l'evoluzione delle tecniche.
Da queste occasioni d'incontro e dalle riunioni periodicamente svolte emergono sempre con più insistenza i problemi posti da eventuali incidenti che possono capitare oltre un sifone. Infatti sono sempre più numerosi in Italia gli speleosubacquei che affrontano spedizioni anche lunghe ed impegnative in ambienti post-sifone.
Queste tematiche ripetutamente dibattute durante le riunioni della Commissione sono affrontate in una manovra nazionale svolta nella Grotta a Male presso Assergi (AQ) il 25 e 26 Settembre 1992, per avere modo di constatare sul campo problemi, difficoltà e soluzioni nell'intervento sanitario e nel trasporto di un infortunato attraverso un sifone. Sia l'organizzazione che l'esecuzione della manovra si rivelano estremamente complesse in quanto, oltre ai problemi connessi con l'attività degli speleosub, per la prima volta ci si confronta con le peculiarità e le difficoltà di una medicalizzazione oltre un sifone.
L'impegno è notevole con l'allestimento di là della parte sommersa di un campo per tre persone (compreso un medico specialista in chirurgia d'urgenza e pronto soccorso) munito di tenda, viveri, riscaldatori, materiale sanitario per l'assistenza ad un traumatizzato grave e quant'altro necessario per una permanenza che si protrae per 14 ore prima di iniziare il recupero.
Dallo svolgimento dell'esercitazione sono ricavate preziose indicazioni, fondamentali per sviluppare il lavoro della Commissione negli anni successivi e per superare le difficoltà che si sono presentate.

La Commissione speleosubacquea oggi: note conclusive

Dalla sua costituzione la Commissione Nazionale Speleosubacquea del CNSAS del CAI è costantemente impegnata nel promuovere la propria efficienza su tutto il territorio nazionale e la prevenzione degli incidenti speleosubacquei, unitamente allo sviluppo tecnico e metodologico della struttura.
Le sue linee principali d'impegno sono:

È inoltre intervenuta sempre e prontamente ogni qualvolta fosse necessaria la presenza degli speleosub, sia per prestare soccorso a "turisti" e speleologi bloccati in grotta da piene improvvise, sia per svolgere la triste ma indispensabile opera di recupero delle salme di coloro che, purtroppo, hanno perso la vita nello svolgimento dell'attività speleosubacquea.

L'intensa attività organizzativa ed operativa svolta, costituisce oggigiorno un concreto patrimonio di esperienze. Essa è altresi la dimostrazione dell'impegno serio e continuo di tutti coloro che hanno prestato la loro opera nel soccorso speleosubacqueo, contribuendo alla creazione di un organismo di sicura affidabilità, pronto ed adeguato allo svolgimento del servizio, ma sempre teso all'evoluzione ed al miglioramento.

(Nota distribuita all'EUDI - Salone Europeo dell'Attività Subacquea - Bologna 9-12 Marzo 2001)
Dati tratti da "Storia e sviluppo del Soccorso Speleosubacqueo in Italia" di Giuseppe Minciotti


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