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IL SOCCORSO SPELEOLOGICO IN ITALIA

L'attività di soccorso in grotta è vecchia quanto la speleologia. Ancorchè non organizzati in stabili strutture destinate a tale scopo, coloro che hanno praticato questa disciplina si sono sempre prestati ad operare volontariamente, con spirito solidaristico di mutuo soccorso, per trarre in salvo o comunque prestare aiuto a tutti quelli che in grotta si sono trovati in pericolo di vita o, più semplicemente, in difficoltà.

E' quindi una storia che corre parallela a quella della speleologia e che si fonde con questa, da cui inevitabilmente trae forze, energia e determinazione. Tuttavia giunta ad un certo sviluppo, la speleologia non poteva prescindere nel creare, dal proprio interno una struttura organizzata destinata ad operare in caso di incidente in grotta.

In Italia si inizia a parlare di soccorso in grotta negli anni '60, se ne occupano Marino Vianello di Trieste, Eraldo Saracco di Torino e Sergio Macciò di Iesi, ognuno dei quali sviluppa però idee nell'ambito regionale. Nel 1965 si verificano due incidenti mortali. I Gruppi Speleologici si rendono quindi conto delle necessità di disporre di un organismo strutturato a carattere nazionale.

Alla Grotta Guglielmo (Monte Palanzone - Como) muore il milanese Gianni Piatti precipitando nel pozzo finale della grotta, di circa 40 m; sarà necessaria una settimana per recuperare la salma.

Alcuni giorni dopo, questa volta in Sardegna nella Grotta di Su Anzu, muore il torinese Eraldo Saracco cadendo in un pozzo. Il recupero viene effettuato dai compagni di esplorazione.

A seguito di questo incidente il Gruppo Speleologico Piemontese CAI UGET di Torino si pone l'obiettivo di costituire il Soccorso Speleologico: si sviluppano contatti con i principali Gruppi Grotte italiani e con singoli speleologi.

Nel settembre 1965, nell'ambito del 6° Convegno speleologico dell'Emilia Romagna, viene presentato un lavoro del bolognese Giulio Badini «Sull'opportunità di creare un corpo di soccorso speleologico». Molte le adesioni, l'organizzazione grava in massima parte sul Gruppo di Torino, al quale appartiene il primo Responsabile Nazionale, Willy Fassio.

Il 5-6 marzo 1966 si tiene a Torino l'Assemblea Costituente e viene approntato il Regolamento del Soccorso Speleologico Eraldo Saracco; Fassio è sostituito da Giulio Gecchele, torinese pure lui, che resterà in carica sino al 1967.

Sul territorio nazionale operano circa 100 Volontari suddivisi in 5 Gruppi.

Nell'aprile 1966 il soccorso speleologico sopporta un collaudo piuttosto traumatico: nella Grotta del Castello (Roncobello - Bergamo) muoiono due volontari della squadra di Bologna mentre tentano di raggiungere quattro speleologi, anch'essi bolognesi, bloccati da una piena improvvisa del torrente sotterraneo. Questa dura esperienza fa comunque compattare l'organico e sprona a lavorare di più e meglio.

Nel giugno del 1968, grazie all'aiuto del Direttore del CSA Bruno Toniolo, il soccorso speleologico entra a far parte del Corpo Soccorso Alpino del CAI.

Dal 1967 al 1971 guida il soccorso un altro torinese, Chicco Calleri.

Nel 1969 si svolge a Trieste il 1° Convegno di Soccorso Speleologico, particolare importanza è riservata alla parte medica; seguiranno nel giro di qualche anno i Convegni di Trento e Cuneo.

La struttura del soccorso cresce, nel 1971 diventano operativi 6 Gruppi, e lo jesino Sergio Macciò diventa Responsabile Nazionale coadiuvato dal vice Pino Guidi di Trieste. La parte tecnica resta l'obiettivo principale, è necessario standardizzare materiali, tecniche e metodi; vengono organizzate varie esercitazioni nazionali, la prima delle quali nel 1970 all'Antro del Corchia (Alpi Apuane - Toscana). È molto importante che i volontari si conoscano e si abituino a lavorare assieme, sia in grotta che all'esterno.

Nel 1972 nasce il Bollettino (che diventerà poi Speleosoccorso), sarà uno strumento utile sia all'interno che all'esterno del Soccorso, risulterà un ottimo mezzo di divulgazione sia in Italia che all'estero.

Nel 1976 Pino Guidi diventa Responsabile Nazionale, vice è eletto Lelo Pavanello di Bologna; si consolidano le Commissioni:

Diventa più incisiva la presenza speleologica nell'ambito del Soccorso Alpino, mentre assume importanza la partecipazione italiana ai Congressi Internazionali. In questi anni diventano realtà alcune leggi regionali che permettono un contributo finanziario anche alle Squadre del Soccorso Speleologico; questa situazione risulta positiva per tutto il soccorso ed offre la possibilità di far approvare altre leggi regionali.

Negli ultimi mesi della gestione Guidi si verifica l'incidente (non certo speleologico) di Vermicino con tutto quanto fu accompagnamento a questa tragedia e la Sezione Speleologica trae da ciò nuova forza per affinare le proprie procedure di allarme e di intervento. Alla fine degli anni settanta le tecniche speleologiche cambiano rapidamente, l'avvento della progressione su sola corda impone un radicale cambiamento anche nelle tecniche di soccorso e un rapido aggiornamento dei volontari.

Si espande l'attività speleologica ed anche la Sezione Speleologica del CNSA aumenta la propria presenza territoriale a 9 Gruppi con un organico di oltre 400 Volontari.

Arriviamo quindi al 1981, diventa Responsabile Nazionale il torinese Pier Giorgio Baldracco, che resterà in carica fino al 1989, coadiuvato da Lelo Pavanello; in questi anni la Sezione Speleogica del CNSA viene impostata su basi manageriali che ne aumentano notevolmente la velocità di intervento, la capacità operativa e il riconoscimento sia all'interno del mondo spe leologico europeo che presso l'opinione pubblica.

Si verificano tanti cambiamenti, ma oramai è cronaca odierna, la fase «eroica» del soccorso si trasforma in una moderna realtà, pienamente adeguata alle esigenze della speleologia attuale.

(rielaborato da:
G. Minciotti, STORIA E SVILUPPO DEL SOCCORSO SPELEOSUBACQUEO IN ITALIA, in: A. Fileccia, Speleologia Subacquea, Vallardi 1996,
CNSAS, 40 ANNI DEL SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO, Museo Nazionale della Montagna, Club Alpino Italiano, Torino 1994)

Documenti

Nascita Molti altri documenti sulla storia del Soccorso Speleologico si possono trovare nel volumetto La Nascita del Soccorso Speleologico

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