I lavori dell'Assemblea hanno inizio alle 17,30 nella sala dell'Assessorato allo Sport. Fatto
l'appello dei convocati ed effettuato il controllo delle deleghe, risultano presenti o
rappresentati 61 delegati. Tra gli altri sono assenti i convocati di Verona, gli appartenenti
al G.S. Vampiro, al G.S. Pio XI e i Perugini, tutti impossibilitati ad intervenire. Non hanno
risposto alla convocazione, tra gli altri, i lucchesi.
Grilletto su incarico di Don Scotti porta il saluto della S.S.I.
Viene nominato presidente dell'Assemblea Ariano Bentivoglio, segretario Giulio Melegari.
Viene osservato un minuto di raccoglimento alla memoria di Eraldo Saracco.
Bentivoglio riepiloga che le soluzioni attualmente possibili sono due: creazione di un
Corpo autonomo, oppure di un Corpo appoggiato al Corpo Soccorso Alpino del CAI.
Fassio di Torino legge un promemoria ove sono elencate le condisioni proposte ai torinesi
dal direttore del C.S.A., Bruno Toniolo, per eventuale appoggio al C.S.A. medesimo. Esse sono
le seguenti:
Potenza di Milano dà relazione sulle condizioni che una società di
assicurazioni milanese ha posto per assicurare i volontari. Si tratta di un sistema
quote/soccorso sulla base di 1600 lire per persona e per volta e sino alla concorrenza di
100 quote/persona all'anno. Dunque sono molto più favorevoli le condizioni della
società che assicura i soci del CAI.
Vianello di Trieste sottolinea gli svantaggi dell'appoggio al C.S.A.: bisogna iscriversi al
CAI e non tutti gli speleologi sono oggi in Gruppi del CAI; il rischio speleologico è
inferiore a quello alpinistico e pertanto per conto nostro si possono ottenere dalle
società assicuratrici condizioni almeno pari a quelle offerte al CAI; cita una
società di Trieste che copre rischi speleologici (2.500.000 lire in caso di morte,
5.000.000 per invalidità permanente, premio 12.000 lire); appoggiandoci al C.S.A. i
materiali sarebbero dispersi, cioè quelli alpinistici sarebbero in un luogo e quelli
speleologici in un altro; non si può prelevare materiale speleologico di soccorso e
portarlo via per settimane al seguito delle grosse spedizioni. Queste sono le opinioni dei
delegati appartenenti alla S.A.G., al G.T.S, e al "Debeljak.
Samorè di Milano sottolinea l'importanza di evitare, con l'appoggio al C.S.A., le
spese di assicurazione pei volontari e per i materiali, che sono quelle che incidono
maggiormente.
Sodero di Torino ribatte l'opinione di Vianello secondo cui le società
assicurerebbero gli speleologi con condizioni pari a quelle degli alpinisti: un conto
è il CAI con parecchie decine di migliaia di soci (una piccola percentuale dei quali
corre rischi effettivi), e un altro conto poche centinaia di speleologi, ritenuti in genere
sottoposti a gravi pericoli. La presunta dispersione dei materiali non si verifica affatto o
è un inconveniente trascurabile.
Gecchele di Torino fa notare che ad ogni modo il C.S.A doterebbe le sue stazioni dei
materiali speleologici, mentre nulla vieterebbe agli speleologi di istituire stazioni per
conto loro.
Don Silvestri di Domodossola, delegato dal direttore del C.S.A. a rappresentarlo, fa sapere
che il numero delle stazioni del C.S.A. può essere aumentato per le necessità
del Soccorso speleologico.
Gecchele dice che, quanto alla perdita di autonomia appoggiando il Corpo al C.S.A., essa si
limita al fatto di non avere statuto proprio. Però c'è completa autonomia
tecnica e anche una discreta autonomia amministrativa. Poi stando con il C.S.A. diventiamo
parte di un ente morale, quindi avremo veste ufficiale e personalità giuridica, con i
vantaggi che ne derivano (anche la possibilità di avere appoggi di vario genere, come
fa notare Badini di Bologna).
Toninelli di Torino fa rilevare l'importanza che se ci appoggeremo al C.S.A., tutti i
contatti ad alto livello d'ogni genere saranno presi dal CAI.
Si rimanda all'indomani la votazione pro o contro C.S.A., in attesa di altri delegati
annunciati in arrivo.
Rossi di Modena dice di informare i gruppi speleologici, se sarà fondato il Corpo,
poiché fin adesso ne sono al corrente solo i singoli.
Badini fa presente anche lui che, se prima non abbiamo interessato i Gruppi (perché
attraverso loro forse l'iniziativa si sarebbe burocratizzata e magari affossata), ora bisogna
tenerne conto per vari motivi. Si augura che nessun Gruppo voglia negare la propria
collaborazione al Corpo.
Alle 24 la riunione ha termine.
Al mattino del 6 marzo la discussione riprende.
Dan Silvestri legge, per discuterli, lo statuto e il regolamento del C.S.A.
Gecchele chiede che veste avrebbe nel C.S.A. il nostro Corpo. Don Silvestri risponde che
sarà una sezione del C.S.A. (Per il termine esatto si vedrà in seguito).
Vianello insiste sulla creazione d'un Corpo autonomo e propone di fare sondaggi presso
società d'assicurazione per appurare le condizioni.
Dan Scotti, presidente della SSI, prospetta le difficoltà di trattare proficuamente
con le società assicuratrici: siamo in pochi e la SSI non è neppure un ente
morale, ma solo un ente di fatto. Si augura poi che al delegato competente per la parte
alpinistica venga affiancato nel C.S.A., a parità di diritti, il delegato degli
speleologi (anche non subito, se i regolamenti non lo prevedono).
Toninelli fa presente che appoggiandoci al CAI si elimina una gran parte della burocrazia
necessaria per poter mettere in piedi il Corpo, quindi si può far funzionare subito
il Corpo stesso, anziché fra un paio d'anni.
Clò di Bologna vorrebbe che gli fosse chiarito se noi collaboriamo a parità
di diritti col CSA, oppure se ci introduciamo in esso marginalmente: in tal caso saremmo dei
"tollerati" e questo è uno svantaggio.
Vianello sostiene che questo è appunto uno svantaggio effettivo: c'è troppa
differenza tra alpinisti e speleologi per metterli sullo stesso piano organizzativo. E poi
noi speleologi possiamo benissimo far da noi.
Don Silvestri rifà la storia del CSA, anch'esso nato fuori del CAI e poi entratovi
perché conveniva. Tra alpinisti e speleologi non vede antagonismo nel soccorso, ma
anzi parità di diritti.
Viene presentata da Dematteis, Gecchele e G.C. Pasini una mozione in cui si chiede fra
l'altro che venga ratificata la costituzione del Corpo di Soccorso Speleologico "Eraldo
Saracco" e che venga insediato un direttivo provvisorio.
Si sospende per dieci minuti la seduta per le necessarie consultazioni.
Pasini di Bologna propone di incaricare Vianello di studiare altre soluzioni diverse da
quella di appoggiarci al CSA.
Bentivoglio fa però presente che si perderebbe troppo tempo e sarebbe necessario
riconvocare l'Assemblea coetituente.
Sodero ricorda che nella circolare inviata agli aderenti, essi venivano invitati a studiare
altre eventuali soluzioni e a presentarle all'Assemblea. Perciò è inutile un
rinvio ad una nuova Assemblea.
Si passa alla votazione (per alzata di mano) dell'accettazione o meno delle condizioni del
CSA.
Viene approvata l'accettazione a maggioranza. Contrari nessuno, astenuti Vianello e i
triestini di cui egli ha la delega.
Don Silvestri ricorda che nel fissare le sedi operative del Corpo di soccorso bisogna tener
conto dell'esistente organizzazione del CSA. A tale proposito legge l'elenco delle
delegazioni e delle stazioni operanti nell'intero territorio nazionale. Spiega poi che dove
non vi sono stazioni del CSA, bisogna che per ora ci si organizzi in loco (Gruppi
speleologici), sia per materiali che per la segreteria.
Segue una discussione sulla ripartizione territoriale in zone di competenza. Clò
infine fa notare che, visto che per ora si parla di una certa provvisorietà, si
possono fissare dei termini che in seguito possono essere rettificati se lo si riterrà
opportuno.
Si passa alle proposte per la nomina d'un rappresentante nazionale del Corpo. Pavanello
propone di eleggere un torinese, data la necessità di ulteriori accordi con il
direttore del CSA, che risiede a Torino, Badini propone Dematteis, che non accetta. Don
Silvestri propone Fassio. Clò propone che i torinesi eleggano loro il presidente, ma
l'Assemblea non accetta. Clò propone ancora una presidenza provvisoria, per il tempo
necessario a definire gli accordi e a fissare le zone.
Viene votato con un astenuto e nessun contrario WiIli Fassio come presidente provvisorio.
Si passa quindi alla nomina dei rappresentanti zonali.
Per la zona 1 (Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia) Vianello propone Don Silvestri,
che non accetta perché residente in luogo troppo decentrato e perché fa parte
del CSA. Fassio propone Roberto Potenza, che viene eletto con un astenuto e nessun
contrario.
Per la zona 2 (Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli, Venezia Giulia) è proposto ed
eletto all'unanimità Marino Vianello.
Per la zona 3 (Emilia Romagna, Toscana, Marche) Clò propone Giancarlo Pasini,
Melegari propone Macciò, Pavanello propone Badini. E' eletto all'unanimità
Giancarlo Pasini
Per la zona 4 (Umbria, Lazio, Abruzzi) non è presente alcun delegato. In linea di
massima si è favorevoli a Giorgio Pasquini.
La zona 5 (Italia meridionale) non ha inviato delegati ed ha anche pochi speleologi. Utili
di Firenze propone Ciaranfi di Bari, Soragato propone di interpellare Anelli. Si decide di
definire la questione quando si avranno maggiori elementi.
Per la Sardegna, si discute se aggregarla alla zona 1 o alla zona 3 o ad entrambe. Soragato
propone di aggregarla alla 4. Dematteis insiste di dar mandato a P. Fureddu di Cagliari di
organizzare il soccorso speleologico in Sardegna a livello di zona a sè. Con due
contrari e un astenuto si approva la proposta di Dematteis e si elegge P. Fureddu per la
Sardegna, che costituirà la zona 6.
Per la Sicilia si decide di soprassedere per il momento.
Bentivoglio insiste di fissare un termine, a breve scadenza, perché ogni responsabile
di zona esamini quantitativamente e qualitativamente gli uomini a disposizione, definisca i
limiti territoriali definitivi e organizzi le squadre in modo da renderle pronte al
più presto.
Don Silvestri dice che molti particolari possono essere definiti in seguito; per ora
dobbiamo prevedere un periodo di rodaggio.
Pasini di Bologna dice che bisogna pretendere dalle stazioni efficienza assoluta; se non
c'è in un posto la persona adatta a garantire tale efficienza, ivi non si istituisca
la stazione. Bisogna inoltre sancire il principio che la stazione ha il dovere e il diritto
di intervenire nell'ambito della sua circoscrizione e in caso di necessità può
rivolgersi ad altre stazioni.
Don Silvestri ricorda che, oltre al regolamento del CSA, ci vuole un regolamento che
codifichi i doveri delle stazioni, dei volontari, ecc.; questo regolamento va presentato al
CAI per l'approvazione.
All'unanimità si approva la necessità di tale regolamento. Toninelli chiede se
il CSA ha l'autorità per far diffidare terzi che si intromettano per intervenire.
Don Silvestri risponde che l'ha certamente e si può anche richiedere alle
Autorità competenti il servizio d'ordine per impedire intromissioni.
Don Scotti ricorda che il 30 Aprile e 1 Maggio p.v, si terrà a Bologna l'Assemblea
della SSI. Si potrebbe in tale occasione indire una riunione per il Corpo.
Bentivoglio propone di fissare una data entro la quale i responsabili di zona devono
esaminare la bozza del regolamento, definire le zone e le stazioni, il numero e i nomi dei
volontari.
Viene fissata per questo la data massima del 3 Aprile p.v.
Badini di Bologna propone di mettere ai voti:
Entrambe le proposte sono approvate, la prima con un contrario (Vianello) e un astenuto
(Tommasini), la seconda all'unanimità.
Si approva poi di spedire a ogni aderente un elenco dei componenti del Corpo.
Alle 17 la riunione ha termine.
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