ASSEMBLEA COSTITUENTE

DEL CORPO DI SOCCORSO SPELEOLOGICO

"ERALDO SARACCO"

Torino, 5 marzo 1966

I lavori dell'Assemblea hanno inizio alle 17,30 nella sala dell'Assessorato allo Sport. Fatto l'appello dei convocati ed effettuato il controllo delle deleghe, risultano presenti o rappresentati 61 delegati. Tra gli altri sono assenti i convocati di Verona, gli appartenenti al G.S. Vampiro, al G.S. Pio XI e i Perugini, tutti impossibilitati ad intervenire. Non hanno risposto alla convocazione, tra gli altri, i lucchesi.
Grilletto su incarico di Don Scotti porta il saluto della S.S.I.
Viene nominato presidente dell'Assemblea Ariano Bentivoglio, segretario Giulio Melegari.
Viene osservato un minuto di raccoglimento alla memoria di Eraldo Saracco.
Bentivoglio riepiloga che le soluzioni attualmente possibili sono due: creazione di un Corpo autonomo, oppure di un Corpo appoggiato al Corpo Soccorso Alpino del CAI.
Fassio di Torino legge un promemoria ove sono elencate le condisioni proposte ai torinesi dal direttore del C.S.A., Bruno Toniolo, per eventuale appoggio al C.S.A. medesimo. Esse sono le seguenti:


Potenza di Milano dà relazione sulle condizioni che una società di assicurazioni milanese ha posto per assicurare i volontari. Si tratta di un sistema quote/soccorso sulla base di 1600 lire per persona e per volta e sino alla concorrenza di 100 quote/persona all'anno. Dunque sono molto più favorevoli le condizioni della società che assicura i soci del CAI.
Vianello di Trieste sottolinea gli svantaggi dell'appoggio al C.S.A.: bisogna iscriversi al CAI e non tutti gli speleologi sono oggi in Gruppi del CAI; il rischio speleologico è inferiore a quello alpinistico e pertanto per conto nostro si possono ottenere dalle società assicuratrici condizioni almeno pari a quelle offerte al CAI; cita una società di Trieste che copre rischi speleologici (2.500.000 lire in caso di morte, 5.000.000 per invalidità permanente, premio 12.000 lire); appoggiandoci al C.S.A. i materiali sarebbero dispersi, cioè quelli alpinistici sarebbero in un luogo e quelli speleologici in un altro; non si può prelevare materiale speleologico di soccorso e portarlo via per settimane al seguito delle grosse spedizioni. Queste sono le opinioni dei delegati appartenenti alla S.A.G., al G.T.S, e al "Debeljak.
Samorè di Milano sottolinea l'importanza di evitare, con l'appoggio al C.S.A., le spese di assicurazione pei volontari e per i materiali, che sono quelle che incidono maggiormente.
Sodero di Torino ribatte l'opinione di Vianello secondo cui le società assicurerebbero gli speleologi con condizioni pari a quelle degli alpinisti: un conto è il CAI con parecchie decine di migliaia di soci (una piccola percentuale dei quali corre rischi effettivi), e un altro conto poche centinaia di speleologi, ritenuti in genere sottoposti a gravi pericoli. La presunta dispersione dei materiali non si verifica affatto o è un inconveniente trascurabile.
Gecchele di Torino fa notare che ad ogni modo il C.S.A doterebbe le sue stazioni dei materiali speleologici, mentre nulla vieterebbe agli speleologi di istituire stazioni per conto loro.
Don Silvestri di Domodossola, delegato dal direttore del C.S.A. a rappresentarlo, fa sapere che il numero delle stazioni del C.S.A. può essere aumentato per le necessità del Soccorso speleologico.
Gecchele dice che, quanto alla perdita di autonomia appoggiando il Corpo al C.S.A., essa si limita al fatto di non avere statuto proprio. Però c'è completa autonomia tecnica e anche una discreta autonomia amministrativa. Poi stando con il C.S.A. diventiamo parte di un ente morale, quindi avremo veste ufficiale e personalità giuridica, con i vantaggi che ne derivano (anche la possibilità di avere appoggi di vario genere, come fa notare Badini di Bologna).
Toninelli di Torino fa rilevare l'importanza che se ci appoggeremo al C.S.A., tutti i contatti ad alto livello d'ogni genere saranno presi dal CAI.
Si rimanda all'indomani la votazione pro o contro C.S.A., in attesa di altri delegati annunciati in arrivo.
Rossi di Modena dice di informare i gruppi speleologici, se sarà fondato il Corpo, poiché fin adesso ne sono al corrente solo i singoli.
Badini fa presente anche lui che, se prima non abbiamo interessato i Gruppi (perché attraverso loro forse l'iniziativa si sarebbe burocratizzata e magari affossata), ora bisogna tenerne conto per vari motivi. Si augura che nessun Gruppo voglia negare la propria collaborazione al Corpo.
Alle 24 la riunione ha termine.
Al mattino del 6 marzo la discussione riprende.
Dan Silvestri legge, per discuterli, lo statuto e il regolamento del C.S.A.
Gecchele chiede che veste avrebbe nel C.S.A. il nostro Corpo. Don Silvestri risponde che sarà una sezione del C.S.A. (Per il termine esatto si vedrà in seguito).
Vianello insiste sulla creazione d'un Corpo autonomo e propone di fare sondaggi presso società d'assicurazione per appurare le condizioni.
Dan Scotti, presidente della SSI, prospetta le difficoltà di trattare proficuamente con le società assicuratrici: siamo in pochi e la SSI non è neppure un ente morale, ma solo un ente di fatto. Si augura poi che al delegato competente per la parte alpinistica venga affiancato nel C.S.A., a parità di diritti, il delegato degli speleologi (anche non subito, se i regolamenti non lo prevedono).
Toninelli fa presente che appoggiandoci al CAI si elimina una gran parte della burocrazia necessaria per poter mettere in piedi il Corpo, quindi si può far funzionare subito il Corpo stesso, anziché fra un paio d'anni.
Clò di Bologna vorrebbe che gli fosse chiarito se noi collaboriamo a parità di diritti col CSA, oppure se ci introduciamo in esso marginalmente: in tal caso saremmo dei "tollerati" e questo è uno svantaggio.
Vianello sostiene che questo è appunto uno svantaggio effettivo: c'è troppa differenza tra alpinisti e speleologi per metterli sullo stesso piano organizzativo. E poi noi speleologi possiamo benissimo far da noi.
Don Silvestri rifà la storia del CSA, anch'esso nato fuori del CAI e poi entratovi perché conveniva. Tra alpinisti e speleologi non vede antagonismo nel soccorso, ma anzi parità di diritti.
Viene presentata da Dematteis, Gecchele e G.C. Pasini una mozione in cui si chiede fra l'altro che venga ratificata la costituzione del Corpo di Soccorso Speleologico "Eraldo Saracco" e che venga insediato un direttivo provvisorio.
Si sospende per dieci minuti la seduta per le necessarie consultazioni.
Pasini di Bologna propone di incaricare Vianello di studiare altre soluzioni diverse da quella di appoggiarci al CSA.
Bentivoglio fa però presente che si perderebbe troppo tempo e sarebbe necessario riconvocare l'Assemblea coetituente.
Sodero ricorda che nella circolare inviata agli aderenti, essi venivano invitati a studiare altre eventuali soluzioni e a presentarle all'Assemblea. Perciò è inutile un rinvio ad una nuova Assemblea.
Si passa alla votazione (per alzata di mano) dell'accettazione o meno delle condizioni del CSA.
Viene approvata l'accettazione a maggioranza. Contrari nessuno, astenuti Vianello e i triestini di cui egli ha la delega.
Don Silvestri ricorda che nel fissare le sedi operative del Corpo di soccorso bisogna tener conto dell'esistente organizzazione del CSA. A tale proposito legge l'elenco delle delegazioni e delle stazioni operanti nell'intero territorio nazionale. Spiega poi che dove non vi sono stazioni del CSA, bisogna che per ora ci si organizzi in loco (Gruppi speleologici), sia per materiali che per la segreteria.
Segue una discussione sulla ripartizione territoriale in zone di competenza. Clò infine fa notare che, visto che per ora si parla di una certa provvisorietà, si possono fissare dei termini che in seguito possono essere rettificati se lo si riterrà opportuno.


Si passa alle proposte per la nomina d'un rappresentante nazionale del Corpo. Pavanello propone di eleggere un torinese, data la necessità di ulteriori accordi con il direttore del CSA, che risiede a Torino, Badini propone Dematteis, che non accetta. Don Silvestri propone Fassio. Clò propone che i torinesi eleggano loro il presidente, ma l'Assemblea non accetta. Clò propone ancora una presidenza provvisoria, per il tempo necessario a definire gli accordi e a fissare le zone.
Viene votato con un astenuto e nessun contrario WiIli Fassio come presidente provvisorio.
Si passa quindi alla nomina dei rappresentanti zonali.
Per la zona 1 (Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia) Vianello propone Don Silvestri, che non accetta perché residente in luogo troppo decentrato e perché fa parte del CSA. Fassio propone Roberto Potenza, che viene eletto con un astenuto e nessun contrario.
Per la zona 2 (Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli, Venezia Giulia) è proposto ed eletto all'unanimità Marino Vianello.
Per la zona 3 (Emilia Romagna, Toscana, Marche) Clò propone Giancarlo Pasini, Melegari propone Macciò, Pavanello propone Badini. E' eletto all'unanimità Giancarlo Pasini
Per la zona 4 (Umbria, Lazio, Abruzzi) non è presente alcun delegato. In linea di massima si è favorevoli a Giorgio Pasquini.
La zona 5 (Italia meridionale) non ha inviato delegati ed ha anche pochi speleologi. Utili di Firenze propone Ciaranfi di Bari, Soragato propone di interpellare Anelli. Si decide di definire la questione quando si avranno maggiori elementi.
Per la Sardegna, si discute se aggregarla alla zona 1 o alla zona 3 o ad entrambe. Soragato propone di aggregarla alla 4. Dematteis insiste di dar mandato a P. Fureddu di Cagliari di organizzare il soccorso speleologico in Sardegna a livello di zona a sè. Con due contrari e un astenuto si approva la proposta di Dematteis e si elegge P. Fureddu per la Sardegna, che costituirà la zona 6.
Per la Sicilia si decide di soprassedere per il momento.
Bentivoglio insiste di fissare un termine, a breve scadenza, perché ogni responsabile di zona esamini quantitativamente e qualitativamente gli uomini a disposizione, definisca i limiti territoriali definitivi e organizzi le squadre in modo da renderle pronte al più presto.
Don Silvestri dice che molti particolari possono essere definiti in seguito; per ora dobbiamo prevedere un periodo di rodaggio.
Pasini di Bologna dice che bisogna pretendere dalle stazioni efficienza assoluta; se non c'è in un posto la persona adatta a garantire tale efficienza, ivi non si istituisca la stazione. Bisogna inoltre sancire il principio che la stazione ha il dovere e il diritto di intervenire nell'ambito della sua circoscrizione e in caso di necessità può rivolgersi ad altre stazioni.
Don Silvestri ricorda che, oltre al regolamento del CSA, ci vuole un regolamento che codifichi i doveri delle stazioni, dei volontari, ecc.; questo regolamento va presentato al CAI per l'approvazione.
All'unanimità si approva la necessità di tale regolamento. Toninelli chiede se il CSA ha l'autorità per far diffidare terzi che si intromettano per intervenire. Don Silvestri risponde che l'ha certamente e si può anche richiedere alle Autorità competenti il servizio d'ordine per impedire intromissioni.
Don Scotti ricorda che il 30 Aprile e 1 Maggio p.v, si terrà a Bologna l'Assemblea della SSI. Si potrebbe in tale occasione indire una riunione per il Corpo.
Bentivoglio propone di fissare una data entro la quale i responsabili di zona devono esaminare la bozza del regolamento, definire le zone e le stazioni, il numero e i nomi dei volontari.
Viene fissata per questo la data massima del 3 Aprile p.v.
Badini di Bologna propone di mettere ai voti:

  1. Il rappresentante o delegato di zona ha facoltà di affidare al capo di ogni stazione il diritto e il dovere di dare le direttive per gli interventi.
  2. Il delegato di zona più gli attuali volontari abbiano facoltà di accettare o respingere l'adesione di nuovi volontari.

Entrambe le proposte sono approvate, la prima con un contrario (Vianello) e un astenuto (Tommasini), la seconda all'unanimità.
Si approva poi di spedire a ogni aderente un elenco dei componenti del Corpo.
Alle 17 la riunione ha termine.


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