Relazione di Intervento di Soccorso

DATA:12-13.08.96

GROTTA:Forra del fiume Argentino (Orsomarso - Cosenza)

PERSONE COINVOLTE: 1

MODALITÀ INCIDENTE: L’incidente avviene il 12 agosto 1996 intorno alle ore 16.00 lungo il Fiume Argentino e precisamente sotto la cascata detta ‘Mare Piccolo’. Francesco Raso, di 25 anni, ottimo speleologo e aspirante volontario del CNSAS, insieme ad altri cinque amici stava scendendo la valle - non una vera forra e con un solo salto di 30 metri - forse proprio allo scopo di scendere in doppia quella cascata. Francesco, che non ha la muta, si cala per primo e la discesa avviene senza problemi ma, non appena entra in acqua e lascia la corda, gli amici lo vedono finire sotto più volte portato dalla corrente finché non viene completamente risucchiato. Risultato purtroppo vano ogni tentativo di soccorrerlo, gli amici raggiungono il paese più vicino e danno l’allarme al Capostazione Campania del C.N.S.A.S.

EVOLUZIONE DELL'INTERVENTO: La squadra si organizza per partire immediatamente mentre viene avvisato il sottoscritto ed allertato il VII Gruppo, competente per territorio, ma lontano dal luogo dell’incidente almeno quanto la squadra Campania. La Prefettura ed i VVF di Caserta collaborano al trasporto di alcuni volontari fino al paese di Orsomarso. Poiché serve evidentemente almeno un subacqueo, la sera contatto sia Onorato che Giudici e tento di far partire quest’ultimo con un elicottero (Giudici abita a Roma), ma ogni tentativo viene respinto da una assurda burocrazia per la quale, per i recuperi delle salme, non sono disponibili mezzi aerei, anzi non è disponibile proprio nessun mezzo. Onorato si troverà a partire nella notte, solo, da Nardò, con tutta l’attrezzatura, senza peraltro riuscire ad arrivare sul posto a causa di un colpo di sonno che lo manderà malamente fuori strada.
Sempre nella notte, a Orsomarso, giungono perché chiamati dagli amici di Francesco anche i Carabinieri e i VVF. Questi ultimi, appena arrivati, costringono un Ispettore della Forestale, unica ‘guida’ in grado di condurre sul luogo dell’incidente i volontari del C.N.S.A.S. e che per questo si trovava lì, ad accompagnarli verso la cascata; la piccola squadra (sono in cinque!) parte nella notte ma solo con due torce elettriche e nessuna pila di ricambio. Ovviamente tutti si perdono nel bosco costringendo i volontari del V e del VII Gruppo, arrivati nel frattempo, ad aspettare l’alba per riconoscere la strada e raggiungere il luogo dell’incidente.
Il campo base viene posto a Timpone Fornelli, al termine di 10 Km di sterrato, ed alle 7 del mattino del 13 agosto il C.N.S.A.S. è sul posto assieme ai VVF e Forestali ‘dispersi’ recuperati lungo la strada.
Appare subito evidente la necessità di un subacqueo e soprattutto di un elicottero dotato di verricello, in quanto dal luogo dell’incidente è possibile solo ‘sforrare’ la barella fino al bordo della gola, mentre il trasporto a valle richiederebbe troppe ore e almeno un’altra squadra, cioè la squadra Lazio, che è la più vicina ma sempre molto, troppo, lontana.
A questo punto inizia la farsa degli elicotteri: ce ne sono in volo ben due (ma non era impossibile farli volare per una salma?) ma uno, quello dei VVF che ha anche a bordo i loro sub, non ha il verricello mentre l’altro, della Polizia, ha il verricello ma non sa dove andare. Naturalmente nessuno dei due ha la 71,5 MHz né la possibilità di dialogare con le proprie squadre a terra!
Alle ore 9.00 circa i VVF decidono autonomamente, e contro il parere dei tecnici del C.N.S.A.S., di far atterrare il loro elicottero e di scaricare i sub a tre ore di cammino dal campo base: arriveranno esausti a cose finite. I telefoni ed i cellulari diventano decisamente incandescenti mentre la squadra sul posto prepara la strada allo sforramento. Alle ore 11.00 arriva la notizia che Onorato è finito in ospedale per l’incidente automobilistico dovuto al colpo di sonno (fortunatamente se la caverà “solo” con molti giorni di collare ortopedico).
Italo Giulivo, vista la complessità della situazione, comincia ad immergersi in apnea nel vascone sotto la cascata e alle ore 12.00 avvista il corpo del povero Francesco proprio sotto il getto dell’acqua, schiacciato dalla pressione. Contemporaneamente viene contattato il pilota dell’elicottero della Polizia che, non sapendo cosa fare, era atterrato a circa 2 Km dal campo base, non in vista e fuori collegamento radio. Il contatto avviene telefonando al cellulare del pilota stesso (no comment), il cui numero ci è stato fornito dai colleghi al termine di altre estenuanti telefonate. Alle ore 14.00 Italo conferma di aver recuperato il corpo con una serie di caute immersioni, sempre in apnea, e che la squadra sta iniziando il trasporto della barella per alcune centinaia di metri verso valle, fino al punto di sforramento. Qui alle 15,45 l’elicottero della Polizia effettua un primo tentativo di recupero, fallito, e se ne va tra lo stupore dei presenti. Questo innesca un nuovo incandescente giro di telefonate e l’elicottero, che era andato a far carburante, ritorna e finalmente alle ore 18.00 il recupero viene portato a termine. Il trasporto al campo base dei materiali occupa le due ore successive mentre a valle i VVF, che hanno rifiutato il loro aiuto al disarmo, si adoperano invece a consumare TUTTI i viveri inviati dalla Prefettura per rifocillare i soccorritori.

COMMENTI: Ancora una volta è d’obbligo riflettere sui rapporti tra noi ed i VVF, che in questa occasione hanno decisamente ‘remato contro’ e, a parte quelli campani, hanno fatto di tutto per ostacolare la nostra opera. Un discorso a parte merita poi l’uso degli elicotteri: è incredibile che dei volontari (Onorato e Giulivo) debbano rischiare seriamente la vita perché un regolamento borbonico impedisce al SAR di portare i tecnici più idonei sul luogo dell’incidente ed ai VVF di uscire dalla loro area per prelevare il personale idoneo all’intervento. Inoltre, per puro amor di patria, è meglio tacere sul fatto che tutti i mezzi aerei intervenuti non erano in grado di dialogare via radio né tra di loro, né con un qualsiasi coordinamento del traffico aereo e tanto meno con le squadre a terra! È evidente che, almeno al sud, tutti i rapporti tra il CNSAS (che esiste anche qui, malgrado alcune voci affermino il contrario) ed i gestori degli elicotteri militari o dei VVF devono essere rivisti.


Carlo Germani, Delegato del V gruppo Speleologico del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico

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