[CAI]

Club Alpino Italiano

Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico
Coordinamento Speleologico

[CNSAS]

Relazione di Incidente speleosubacqueo

DATA: 10 giugno 1978

GROTTA: Buca della Pollaccia
PROFONDITÀ: circa -7 m
PERSONE COINVOLTE: 1

MODALITÀ DELL'INCIDENTE: Quattro sub dell'Unione Speleologica Bolognese si portano alla grotta, poco distante dalla strada, per effettuare una immersione nel lago vicino all'ingresso. Alle 14.50 si immergono in 2: P.R. e G.B.; gli altri 2 (M.T. e G.P.), restano in appoggio all'esterno del lago-sifone.
Capofila è R. con 100 atmosfere nel bibombola da 20 litri; il compagno ne ha 200, l'acqua è gelida ed è presente una forte corrente. Il sifone inizia con una condotta inclinata piuttosto larga, dopo circa 20 m. (profondità 6-7 m.), si restringe e rende difficoltoso il passaggio con bombole in spalla. Infatti B., che ha le bombole più grosse del compagno, riesce a passare solo espirando l'aria dai polmoni. Si procede per altri 20-25 m. oltre la fessura, R. ha consumato circa 30 atmosfere e, come di regola, decide di tornare. A differenza dell'andata, la visibilità è molto scarsa ed in alcuni tratti quasi nulla.
B., divenuto capofila, supera con fatica la strettoia e si ferma, 2 m. più avanti, ad aspettare R.. Non vedendosi seguito a regolare distanza, si gira e vede la luce del compagno, scruta attentamente e gli pare ferma; non gli resta che ritornare ed appurare se R. ha bisogno di aiuto. Quando B. raggiunge R., questi è immobile, gli occhi sbarrati e non da segno di vita. Dall'erogatore non esce alcuna bolla d'aria; pensando ad un incidente tecnico, B. preme il bottone del secondo stadio e si accorge che l'erogazione dell'aria è normale.

EVOLUZIONE DELL'INTERVENTO: Non vedendo altra soluzione, B. recupera il compagno sino alla strettoia, una buca da lettere di circa 50 cm.; il sagolino guida si è avvolto attorno alla parte superiore del corpo, ma non impedisce il superamento della fessura che avviene con grande fatica. B. procede quindi verso l'uscita ma, percorsi alcuni metri, in un punto ancora stretto e con visibilità zero, il sagolino, che non è più stato riavvolto e fluttua liberamente, si incastra in qualche sperone trattenendo il corpo di R.. Il compagno tenta di liberarlo ma si ritrova legato in una specie di ragnatela bloccata in molti punti. Decide di usare il coltello per liberarsi e, durante questa operazione, perde la sagola guida.
Non gli resta altro da fare che lasciare il corpo del compagno e cercare, a tentoni, l'uscita che, fortunatamente, viene raggiunta quasi subito. Avvisa coloro che attendevano all'esterno di quanto è accaduto e recupera il sagolino in acqua poi, legatosi l'estremita ad un polso, si immerge nuovamente mentre gli viene fatto filare il sagolino. La forte corrente ha nel frattempo pulito l'acqua e la visibilità è aumentata parecchio, questo gli permette di ritrovare velocemente il corpo di R. che, liberato dai vari cordini, viene portato in superficie.
Immediatamente gli praticano il massaggio cardiaco e la respirazione bocca-bocca, R. però non da alcun segno di una qualunque attività vitale. Si procede così per circa un'ora, sino all'arrivo dell'ambulanza partita da Castelnuovo di Garfagnana.

COMMENTI: Il referto medico di morte presunta (il referto necroscopico non è stato effettuato per volontà dei parenti), parla di collasso cardio-circolatorio con insufficienza cardiaca acuta, determinata con ogni probabilità dal freddo. Questa pare l'unica causa plausibile, in fatti non può essere morto per asfissia in quanto le bombole contenevano ancora 50 atmosfere, aveva l'erogatore in bocca perfettamente funzionante e non presentava nessun sintomo (cianosi, trisma facciale), inoltre non aveva assolutamente acqua nei polmoni; mentre invece il corpo, a diverse ore dal decesso, presentava zone con ristagno di sangue ed era pure sopravvenuto un edema polmonare. Tutte queste cause fanno attribuire, pur senza il referto necroscopico, la causa della morte per collasso cardiaco. Il medico dell'ospedale di Castelnuovo di Garfagnana non ha avuto alcun dubbio sulla diagnosi, ed ha aggiunto che la morte è stata immediata e talmente improvvisa che il soggetto non si è reso minimamente conto.
Sulle cause del collasso non dovrebbero esserci dubbi, R. non aveva mangiato nelle ore precedenti l'immersione; godeva di buona salute (aveva da poco fatto un check-up generale che non aveva rivelato nessuna anomalia). Anche l'ipotesi dell'affanno è scarsamente credibile in quanto, oltre a quanto prima esposto, era uno speleosub molto valido e particolarmente esperto in questo tipo di immersioni che effettuava da anni. A questo punto l'unica causa resta l'idrocuzione da acqua fredda.
Circa i tempi, pur non avendo l'orologio, si può ipotizzare circa 20-25 minuti per la prima immersione, con l'incidente avvenuto dopo circa 15 minuti; 5 minuti di intervallo ed altrettanti per la seconda immersione. Si deduce quindi che R. è restato in acqua, dal momento dell'idrocuzione, quasi 20 minuti.

Relazione pubblicata sul Bollettino della Sezione Speleologica del CNSA n. 8, 1979


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