Club Alpino Italiano
Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico
Coordinamento SpeleologicoRelazione di Intervento del Soccorso Speleologico
DATA: 11-12 dicembre 1973
GROTTA: Grave di Pasciuddo - N. 40 Pu.
PROFONDITÀ: .. m
PERSONE COINVOLTE: 1
Su invito della Tenenza dei Carabinieri di Altamura 8 volontari del CNSA-DS, si recavano alle 15 dell'11 dicembre in località «La Grave», ove si apre la voragine citata, per una ricognizione esplorativa al fondo della stessa al fine di accertare la possibile presenza del corpo di M.D.S., un pastore di Acquaviva delle Fonti (Bari) scomparso da casa dal 27 novembre.
Nel corso dell'esplorazione veniva localizzato, non senza difficoltà un corpo umano semi-sommerso nell'acquitrino melmoso ristagnante sul fondo.
Il recupero della salma, non raggiungibile ed imbracabile dalle scalette, ci poneva di fronte a vari problemi.
L'acquitrino è formato prevalentemente da resti organici in avanzato stadio di decomposizione. Per decenni contadini, pastori, allevatori di maiali, di polli ed altri animali domestici, nonchè i macelli comunali di Acquaviva e Cassano si sono serviti (e continuano a farlo malgrado i divieti) della voragine per liberarsi rapidamente di animali morti in caso di epidemie e per precipitarvi ogni sorta di rifiuti.
Da questa maleodorante ed infida palude, brulicante di larve e vermi, coperta da miriadi di moscerini dal volo greve, appesantito dal lerciume sul quale si compie tutto il loro ciclo vitale, emergeva una spalla e parte di una gamba dello sfortunato pastore.Per operare con relativa tranquillità e sicurezza e premunirsi, nel contempo da eventuali infezioni, si decideva, dopo aver scartato altre possibilità, di:
usare come ripiano un canotto con fondo in legno;
calzare sotto la tuta tradizionale una muta completa da sub, in modo da non lasciare parti del corpo scoperte;
servirsi di mascherine asettiche da sala operatoria (gentilmente messe a disposizione dall'Ospedale di Acquaviva);
racchiudere la salma in un telo molto robusto (3 metri per 2) munito di apposite asole per l'imbracatura.
Si decideva inoltre di calare e recuperare il sub dei CC, non pratico di scalette.
Il mattino del 12 agli altri volontari si univano altri due tecnici, fra cui un aspirante volontario.
Le operazioni di recupero, rallentate da alcuni inconvenienti meccanici (carrucole rotte, dressier che cedevano) e pratici (dimensioni mastodontiche del canotto messo a disposizione dal Nucleo Subacqueo dei CC. di Taranto) si svolsero, nel complesso, con soddisfacente regolarità e senza danni per le persone.
Sul fondo le difficoltà maggiori si ebbero nelle operazioni di recupero ed imbracamento, per l'avanzato stato di decomposizione in cui si trovava il corpo immerso in quella melma da 16 giorni.
All'esterno, malgrado l'attenta e lodevolissima sorveglianza dei CC., i numerosi curiosi affluiti dai paesi vicini costituirono una delle più costanti fonti di pericolo. Mi permetterei suggerire, in casi del genere, di creare un ampio recinto intorno all'imbocco della voragine, in modo da poter lavorare con tranquillità.
Altro grave inconveniente fu la mancanza di comunicazioni, la caverna basale fungendo da cassa armonica distorceva ed accavallava le parole, che risultavano esser poco intelleggibili.
L'uso del nostro telefono era da escludersi, troppi cavi in poco spazio!Relazione fornita da Francesco Orofino - Capo del VII Gruppo - Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia - e pubblicata sul Bollettino della Delegazione Speleologica del CNSA n. 3, 1974
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