Relazione di Intervento di Soccorso
DATA: 09/10.07.2000
GROTTA: ABISSO OLOLYUHQUI - ESINO LARIO (LC)
PROFONDITÀ: circa -150 m
PERSONE COINVOLTE: 1
MODALITÀ INCIDENTE: Alle ore 10:30 del 9 luglio sette speleologi entravano nella grotta Ololyuhqui, cavità che si apre a circa 1800 m di quota, a poca distanza dal rifugio Bogani sulla Grigna settentrionale nel comune di Esino Lario.
Verso le ore 14:30 un membro del gruppo, Corti Roberto, arrivato alla base di un pozzo da 40m abbandonava la corda con la quale si era calato e si affacciava sul successivo salto da circa 6m; la perdita di un appiglio gli era fatale e lo speleologo precipitava di piedi procurandosi una frattura a livello dell'articolazione tibio/tarsica sinistra. La profondità rispetto all'imbocco era di circa 150 m.
I compagni d'escursione lo raggiungevano in breve tempo e, constatata l'entità delle lesioni e l'impossibilità a muoversi lo posizionavano in sicurezza mentre uno dei compagni, membro del CNSAS, risaliva per allertare il soccorso speleologico.
TEMPISTICA:
15.00 ricezione dell'allarme;
16.00 un medico arriva sul ferito;
18.20 un medico con materiale sanitario arriva sul ferito;
00.35 inizio del recupero;
06.14 il ferito esce dalla grotta;
08.00 ospedalizzazione dell'infortunato;
13.00 fine delle operazioni.EVOLUZIONE DELL'INTERVENTO: La chiamata, avvenuta attraverso telefono cellulare, raggiungeva il delegato del soccorso speleologico lombardo che si trovava sull'appennino tosco emiliano per una riunione della commissione medica nazionale speleologica, alle ore 15:00.
Le informazioni fornite dal tecnico individuavano la tipologia delle lesioni, per il momento non preoccupanti ma invalidanti, e la morfologia della cavità caratterizzata da un susseguirsi di dislivelli verticali con due punti particolarmente angusti.
In zona era presente un medico del nono gruppo, purtroppo senza materiale sanitario disponibile, ma pronto a scendere immediatamente; dopo breve colloquio telefonico si decideva per un suo immediato ingresso in grotta.
Veniva allertato il centro operativo del CNSAS di Lecco con l'incarico di reperire il dott. Milani, medico della XIX delegazione alpina ma valido speleologo, che avrebbe potuto in tempi brevi reperire il materiale medico necessario e portarsi in zona con un elicottero.
Si provvedeva ad attivare il sistema d'allertamento della delegazione, venivano reperiti 16 volontari che venivano rapidamente inviati al centro operativo di Lecco, elibase logistica più vicina nonché sede del magazzino di delegazione. Dato l'orario ed il traffico, per alcuni volontari si è resa necessaria l'organizzazione di staffette con mezzi della polizia stradale.
Nel frattempo, si cercava di reperire un elicottero da utilizzare per portare i volontari ed il materiale in zona d'operazioni (45 m di macchina e 1h,30 di cammino in condizioni normali; con il traffico di rientro ed il materiale da trasportare i tempi si sarebbero dilatati in maniera insopportabile).
La ricerca del mezzo era complicata dall'indisponibilità del SAR di Linate, già occupato in operazioni di soccorso speleologico in Piemonte (cui partecipava un tecnico lombardo) e dall'incertezza sulla disponibilità dei mezzi del 118 di Como e Bergamo, in allarme per possibili interventi primari causati dal traffico di rientro. Veniva pertanto allertato il centro operativo CNSAS di Clusone che metteva a disposizione l'elicottero Lama dell'Elilombardia.
Alle 16:00, avviate le operazioni, il delegato partiva per portarsi in zona incidente. Alle ore 17.00 il medico ed il materiale sanitario partivano dalla piazzola del centro del Bione raggiungendo in pochi minuti il rifugio Bogani; a seguire, con voli successivi cui (alle ore 18:00) si univa l'elicottero della Guardia di Finanza di Venegono (VA), venivano sbarcati 14 volontari ed il materiale necessario. I voli terminavano alle 18.50, ora in cui gli elicotteri rientravano per problemi di carburante.
Alle 19:20 nel momento in cui il delegato giungeva finalmente a Lecco il quadro della situazione era abbastanza delineato, il medico ed il materiale avevano raggiunto il ferito alle ore 18.20 e alle 19:00 il telefono aveva raggiunto la zona dell'incidente, alcuni tecnici erano già operativi all'interno della cavità, altri erano ancora all'esterno.
Le informazioni riferivano di una cavità con ingresso molto angusto che dava su due pozzetti da 4m, uno da 15, uno da 20, uno stretto meandro da allargare, un pozzo da 30, uno da 40, uno da 6 sul cui fondo stava il ferito. Le condizioni cliniche erano ottime, l'arto era immobilizzato da un sistema di stecche in neoprene, ed il ferito riscaldato con la "piovra" ad aria calda; una buona analgesia farmaceutica (fortradol + plasil) manteneva i parametri normalmente stabili.
Alle ore 22:00 circa il delegato, il caposquadra e due tecnici partivano alla volta della grotta (in macchina e a piedi) che veniva raggiunta intorno alle ore 00:14; al centro operativo di Lecco restava il vicedelegato e per alcune ore alcuni tecnici della XIX delegazione alpina. Le buone condizioni dell'infortunato facevano propendere per un allargamento dei passaggi stretti, armo di tutta la cavità e successivo recupero in unica soluzione.
Per primo venne aggredito, a circa 50 m di profondità, uno stretto meandro con due brusche curve a circa 90° che non consentivano assolutamente il passaggio della barella. La squadra dei tecnici, più sotto, attrezzava i primi salti da 30 e 40. Terminata la prima fase di disostruzione, la prima squadra si portava in zona imbocco per effettuare la seconda.
Il movimento della barella iniziava verso le ore 00:35 al termine dell'allargamento della prima strettoia ed è continuato praticamente senza interruzioni escluse quelle tecniche d'avvicendamento di tecnici e materiale; la seconda disostruzione terminava infatti mentre la barella raggiungeva gli ultimi pozzi che non hanno presentato eccessivi problemi d'armo.
Alle ore 5:00 al centro operativo di Lecco il vicedelegato veniva affiancato da un tecnico della XIX alpina; il centro prendeva i necessari contatti con il 118 per il successivo trasporto a valle dell'infortunato.
Il ferito usciva dalla cavità alle ore 6.14 del 10 luglio. Le sue condizioni sono state sempre stabili e non hanno presentato particolari preoccupazioni mediche. Le manovre hanno consentito un recupero ottimale dell'infortunato che ha potuto mantenere costantemente la posizione orizzontale, parancato sul pozzo da 40 e 30 e contrappesato sui rimanenti.
Il percorso tra l'imbocco ed il rifugio è stato effettuato dai tecnici della XIX delegazione, presenti al rifugio per tutta la notte, con tecnica alpina utilizzando la barella portantina su cui il ferito era stato trasferito. Dopo poco tempo il centro di Lecco comunicava l'arrivo dell'elicottero (che non era raggiungibile via radio); la barella veniva portata ad uno spiazzo idoneo per un carico in hovering. L'imbarco avveniva alle ore 7.40; alle ore 7.57 il ferito è stato preso in consegna da un'ambulanza del 118 di Lecco alla piazzola del Bione per essere ricoverato all'ospedale di Lecco. La diagnosi finale sarà di frattura plurima scomposta dell'articolazione tibiotarsica sinistra trattata con immediato intervento chirurgico.
Due tecnici con il primo volo venivano sbarcati per le operazioni di recupero materiale, due voli successivi dell'elicottero del 118 permettevano l'evacuazione di 3 + 5 tecnici e di parte del materiale; i tecnici restanti potevano essere evacuati grazie nuovamente alla disponibilità del mezzo della Guardia di Finanza di Venegono.
Tutte le operazioni terminavano alle ore 13.00.
Sono intervenuti in totale 22 tecnici speleo, 1 medico della XIX, 5 tecnici della XIX.
Relazione fornita da Corrado Camerini, Delegato della IX Zona di Soccorso Speleologico, il 18 luglio 2000.
VOLARE SEMPRE PIÙ GIÙ
(Sull'aria "dell'omonima" canzone di Modugno)
Riflessioni sul volo
Dell'ora ne sono certo, sono le 3.35.15 (Istituto dell'atomo di Francoforte) della data un po' meno, sono circa 40 giorni d.v. (dopo il volo).
Sono qui nel mio lettino e dopo essermi rigirato sino all'esaurimento delle forze e soprattutto della pazienza, e, dopo aver cogitato sui principali problemi che assillano the world non mi rimane che pensare (anche perché sollecitato da quel logorroico grafomane del mio amico Graziano) a quello stupendo volo di sei o sette metri, almeno così mi vogliono far credere, che mi ha portato qui a soffrire, solo, nel mio sudaticcio lettino (in realtà è matrimoniale ma lettino "rende" meglio il mio stato d'animo).
Rileggendo, mi rendo conto che il mio stile non è dei migliori, a volere essere buoni è appena appena un po' schizofrenico; siate generosi, attribuitelo al mio passeggero stato fisico e non al mio abituale stato mentale.
Per chi non mi conosce, buona parte del mondo, facciamo un passo indietro.FATTI:
Grignone 9.7.00 ore 12 in esplorazione a due passi dal Bogani nella grotta OCCHI BISI (se è scritto sul giornale è sicuramente il suo nome) a circa 110 metri il solidissimo appiglio a cui sono attaccato mi rimane in mano e dopo essere rimbalzato di schiena su un balconcino un metro e mezzo sotto, decido, già che ci sono, di "passare giù" anche dal pozzetto di sei o sette metri che sembra essere lì giusto per quello, atterro in piedi, ops in piede, infatti si rompe.
Controllo danni, bestemmie di rito, ed intervento dei compagni con più o meno esperienza che si comportano tutti benissimo, ad esclusione del servizio fotografico che mi fanno, promettendo di regalarmi magliette e poster per i prossimi venti anni (la lunga mano della vendetta prima o poi li raggiungerà).
Steccatura di fortuna , arrivo del medico e del mitico IX LOMBARDIA.
Cosa un poveretto è costretto ad organizzare per far fare un bell'intervento agli amici...
Attesa, attesa, attesa e finalmente alle 24:30 ci si muove, anzi, mi muovono ed in un battibaleno sono fuori.
Giretto in elicottero ed approdo all'ospedale di Lecco, dove medici alti abbronzati o bionde con gli occhi da cerbiatta mi prestano, anzi mi regalano la loro opera.
Al risveglio dopo quattro ore di intervento scoprirò di avere sulla gamba sinistra una stupenda struttura in acciaio inox con fili passanti che tengono al loro posto tutti i miei ossicini e con cui riesco a prendere anche radio Pechino.
Mi preoccupa un po' che tutti, compresi i degenti a cui ho fregato la sala operatoria, siano così solleciti e sappiano tutto di me, la paura è che lo facciano per crearsi un alibi perchè intenzionati notte tempo a staccarmi la flebo, non che me ne freghi tanto per la soluzione salina o l'antibiotico, ma giù le mani dalla morfina.
Invece è molto peggio: l'ufficio stampa della IX funziona, ma perchè proprio con me?RIFLESSIONI:
IL VOLO
È incredibile cosa si abbia in circolo in determinate situazioni, non ho idea di quanto ci si metta a volare per sette metri, sicuramente pochi secondi, ma si ha il tempo per pensare e fare un sacco di cose (ah, non ho rivisto i punti salienti della mia vita, colpa del buio ?); è anche incredibile come non abbia mai avuto, neanche quando facevo paracadutismo una sensazione così forte di volo.
Mentre lo stomaco ti sale in gola hai il tempo per capire che stai cadendo, e se hai il tempo per capire che stai cadendo capisci che i metri sono tanti, non è una bella sensazione.
Tu però sei troppo impegnato ad estroflettere braccia gambe e contemporaneamente ad unire e flettere le ginocchia per assorbire l'urto, non hai il tempo per preoccuparti, è per questo che adesso farnetico, tutto quello che potevo fare di intelligente per almeno un anno l'ho bruciato in pochi secondi.
Spiegazione obbligatoriamente confusa, non vorrete che vi sveli tutti i segreti della vita!L'ATTESA
È la parte peggiore, dopo che ti sei sistemato, bruciato un paio di teli termici, fumato, bevuto, conversato, sorbito tè e pasticcini ed infine aver subito un paio di esperimenti medici non ti rimane proprio più niente da fare se non attendere che quegli animali del soccorso, dopo aver svuotato l'ottima cucina del Bogani, aver ballato gighe distruggendosi le ginocchia ecc. ecc. decidano di venire a prenderti.
La posizione non è mai quella giusta, la barella è troppo morbida, dura, lunga e corta, e neanche il colore con questa luce mi piace.
Ci tengo a precisare che non mi hanno iniettato della roba molto buona, i soliti pessimi tagli; il dolore era più che sopportabile ma sono stato lucidissimo, beh, lo standard per tutto il tempo.
Doverosa precisazione perchè vi rendiate conto che sono assolutamente obiettivo.
L'incidente è avvenuto verso le 15, medico ufficiale, barella ecc. sono arrivati verso le 18, mi hanno mosso alle 24:30; non che mi lamenti della tempistica anzi, ma vi posso assicurare che non passa proprio mai, se vogliamo riassumere in un immagine è quella del simbolino dell'infinito delle macchine fotografiche, neanche il "restituire" il tè sugli scarponi di quei poveretti che sono lì a coccolarmi serve a molto.
Dobbiamo proprio creare un "sacco ferito" serio: giochi di società, film porno , comici ecc...L'AZIONE
Finalmente inizia il recupero, il dolore scompare completamente, nella barella si sta comodi come nel mio letto e in un attimo che per gli altri dura 6 ore sono fuori, vi posso assicurare che non trattasi di effetti da psicofarmaci, è tutta roba mia, non che prima fossi disperato ma da quando è iniziata la manovra le cose sono proprio cambiate, non c'era strettoia od uscita balorda che potessero impensierirmi, probabilmente non avrei battuto ciglio neanche se mi avessero fregato le sigarette.
I SE
- Se quel Bastardo (e lui sa chi è) mi avesse telefonato alle otto non sarei entrato in grotta.
- Se la corda fosse stata solo un po' più lunga
- Se avessi avuto lì la mia sacca d'armo
- Se non ci fosse stato quel sasso sul fondo del pozzo
- Se fossi entrato nell'altra grotta
- Se smettessi di pensare come uno di vent'anni perchè mi aggiusto come uno di quaranta
- Se fossi andato a prendere il sole
- Se fossi appena appena meno deficiente.
Gli "altri "SE non me li pongo, non rientrano nel mio codice genetico
Volutamente ho omesso nomi cognomi e soprannomi onde evitare che possano subire vendette per aver avuto la pessima idea di tirarmi fuori.
Affiderò questo mio illuminante (ovviamente per voi) "trattato" al buon Ferrari con l'incarico di trasmetterlo ai possibili interessati, mi spiace per voi.
Roberto (il ferito)
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