(Articolo de L'Adige del 9 Novembre 1998)

Lo speleologo Giorgio Bozzi di Riva del Garda si è lussato una spalla nell'abisso della val Parol: un difficile recupero

Tutta la notte ferito nella grotta

Vasta operazione notturna per recuperarlo

Un vero dramma a 140 metri sotto il Baldo: squadre di soccorso al lavoro fino all'alba

Ore e ore di lavoro; squadre del Soccorso speleologico della Sat, coordinate da Enzo Marcon, responsabile del settore, che si alternano in un lavoro massacrante che si concluderà questa mattina, assistite nella logistica dagli uomini del soccorso alpino di Riva e da un gruppo di volontari, tra i quali alcuni medici, di Verona, oltre che da uomini dei Vigili del Fuoco di Riva e di Rovereto. Una mobilitazione in grande stile per portare in salvo un giovane speleologo di Riva, Giorgio Bozzi, 28 anni, rimasto ferito ad una profondità di 140 metri in quello che gli appassionati chiamano l'«Abisso di val Parol», sulle pendici del Baldo, in territorio di Nago. Per lui quella trascorsa è stata la notte più lunga della sua vita, passata nel ventre della montagna, incastrato con una spalla dolorante in uno stretto passaggio. Ore che non potrà certo dimenticare in fretta.

Lo speleologo stava compiendo un'esplorazione della grande grotta assieme ad un gruppo, composto da dieci persone, della sezione speleo della Sat di Rovereto quando, affrontando un passaggio piuttosto difficile è scivolato. Una brutta caduta che gli è costata la lussazione della spalla, un trauma particolarmente doloroso.

Il giovane è rimasto paralizzato dalle fitte, impossibilitato a muoversi in una posizione scomoda. I suoi compagni di avventura, vista la difficile situazione, hanno deciso di risalire lungo gli stretti anfratti fino all'uscita per dare l'allarme. Un gruppo di speleologi è rimasto a fare compagnia e ad assistere il compagno infortunato, un altro è uscito dalla grotta e con un telefonino è stato chiesto l'intervento del gruppo di soccorso speleo della Sat.

«La richiesta di soccorso - ci ha detto ieri sera Enzo Marcon, impegnato all'entrata dell'«Abisso» a coordinare il lavoro dei soccorritori - ci è arrivata alle 14,15 e subito ci siamo mobilitati. Il ragazzo sta bene, ma il recupero è problematico. Si trova ad una profondità di 140 metri e ci sono passaggi molto stretti e balzi da superare. Comunque è già stato visitato dal medico, gli sono, stati portati generi di conforto, calmanti e abbiamo installato una "piovra" uno strumento che produce calore, le luci. Laggiù la temperatura è di otto- dieci gradi e il tasso di umidità del 100%. Il ragazzo è al sicuro ma penso che prima di domani mattina non riusciremo a tirarlo su».

Riportarlo all'aria aperta è una vera impresa. Basti pensare allo spiegamento di forze necessario per portargli soccorso. La squadra di emergenza del gruppo speleo della Sat composta da 15 uomini, altri dieci da Verona, altri quindici volontari del Soccorso alpino di Rovereto e Riva, i Vigili del Fuoco e due medici, uno addirittura giunto da Padova.


I PRECEDENTI / In quattro bloccati, e due anni fa l'operazione al Calgeron

Proprio come tredici anni fa

Nonostante in Trentino ci siano molti appassionati e tante grotte interessanti, sono pochi gli episodi di incidenti gravi in grotta nella nostra provincia. Uno dei pochi, riguarda proprio la stessa grotta, dove il 2 novembre del 1985 quattro giovani speleologi veronesi rimasero bloccati. Nessuno di loro era ferito, ma la stanchezza e la scarsa capacità li immobilizzarono a 150 metri di profondità. Raggiunti dalle squadre del soccorso alpino, furono recuperati all'alba del giorno dopo.

Ben più grave l'incidente di due anni fa alla grotta del Calgeron, In Valsugana, una delle più belle e intricate del Trentino. In quel caso, furono due speleologi vicentini a trovarsi in difficoltà. Dopo una giornata trascorsa nei meandri della montagna, al rientro avevano sbagliato strada, perdendosi in un piccolo labirinto laterale. Dopo ore di peregrinazioni, sfiniti, i due si erano fermati in attesa di aiuti. Avevano commesso una grave leggerezza, affrontando l'escursione senza acqua e senza viveri.

Furono raggiunti dopo altre 24 ore e portati alla superficie. Molto stanchi e debilitati, i due se l'erano cavata con un giorno in ospedale, ma l'operazione aveva coinvolto oltre duecento speleologi, fra cui le squadre di medici speleologi specializzati in interventi sotto terra.


Nelle viscere della montagna tra passaggi strettissimi e salti con un dislivello di 400 metri

Un labirinto di roccia lungo due chilometri

L'Abisso di Val Parol, come è stato battezzato dagli speleologi è una delle più grandi e affascinanti grotte del Trentino. E per questo è molto frequentata dagli appassionati, anche se presenta molte difficoltà. Come ci ha spiegato Paolo Bombardelli del gruppo grotte di Arco, si sviluppa per una lunghezza di oltre due chilometri ed ha un dislivello di tutto riguardo: quattrocento metri di profondità. Giorgio Bozzi, il ragazzo di Riva ferito, è rimasto bloccato poco prima di metà percorso a quota 140.

La grotta, che si trova sul versante ovest del Baldo, ha molti punti spettacolari: a una cinquantina di metri dall'entrata, che si percorrono lungo un percorso pianeggiante, si trova una grande stanza ma più avanti le difficoltà sono molto serie e c'è poco da scherzare. Occorre esperienza, preparazione e un'adeguata attrezzatura. I passaggi duri sono molti, soprattutto dove le pareti rocciose si trasformano in strettissimi pertugi. Altre serie difficoltà sono rappresentate da una lunga serie di balzi mediamente di 20 - 30 metri che devono essere superati con la tecnica alpinistica.

Poi non va dimenticato il microclima: la temperatura rimane costante attorno agli 8 - 10 gradi e soprattutto l'umidità raggiunge il 100%.

Insomma affrontare l'Abisso non è come andare a fare una passeggiata al parco e, viste le caratteristiche, si capisce anche perchè per portare fuori il ragazzo di Riva c'è voluta una notte intera di lavoro.

(Articolo de L'Adige del 9 Novembre 1998)


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