(Articolo del Piccolo di Trieste del 23 marzo 1966)
Si è svolta qualche giorno fa a Torino l'Assemblea costituente del Corpo nazionale di soccorso speleologico «Eraldo Saracco». Il Corpo ha voluto prendere questo nome in memoria del giovane speleologo torinese, morto quest'estate mentre dirigeva un'impegnativa esplorazione nella voragine d'Ispinigoli, in Sardegna. Il Soccorso speleologico farà parte, come sezione specializzata e dotata di larga autonomia, del Corpo nazionale di Soccorso alpino e potrà usufruire, in caso di necessità, di quella parte delle sue attrezzature che possono essere impiegate utilmente in grotta.
Al Corpo hanno dato la loro adesione un'ottantina di speleologi di tutta l'Italia. Lo schema organizzativo preliminare prevede la divisione del territorio nazionale in 6 zone operative, ciascuna collegata amministrativamente ad una delle 18 delegazioni di zona del Soccorso alpino e diretta da un capo zona. Nelle 6 ripartizioni verranno istituite una o più stazioni di soccorso, di regola in corrispondenza delle stazioni di soccorso alpino.
La Regione Friuli - Venezia Giulia costituisce assieme al Veneto ed al Trentino-Alto Adige la II.a zona, la cui direzione ha sede a Trieste. Per il momento i volontari che hanno aderito all'iniziativa e possono considerarsi membri fondatori sono, nella nostra zona, 12. Essi sono tutti triestini, di provata esperienza, ed appartengono alla Commissione Grotte «Eugenio Boegan», al Gruppo Tristino Speleologi ed al Gruppo Grotte «Carlo Debeljak».
Non appena sarà superata la prima fase organizzativa verranno presi contatti con le competenti autorità, con cui i mem bri del Corpo di soccorso, forti della loro specifica esperienza tecnica e della particolare attrezzatura personale e di squadra, intendono cordialmente collaborare in ogni circostanza, anche non strettamente connessa ad incidenti in grotta.
Prossimamente verrà discusso in sede locale il regolamento, che, sentito il parere di tutti i membri del Corpo, verra approvato nella prima riunione del direttivo nazionale, prevista a Bologna per la fine del prossimo mese.
Sono in programma esplorazioni in comune dei volontari, i quali appartengono a Gruppi speleologici diversi, usano tecniche e materiali, in qualche caso dissimili. L'affiatamento non sarà comunque difficile e se ne è avuto l'esempio quest'estate, quando una squadra di una ventina di speleologi appartenenti a 7 gruppi, di Trieste, Milano, Torino, Bologna e Faenza, ha riportato alla luce da 450 metri di profondità, in sole 36 ore di lavoro ininterrotto, la salma dello sventurato speleologo milanese Gianni Piatti, caduto mentre risaliva il più profondo pozzo della Grotta «Guglielmo».
(Articolo del Piccolo di Trieste del 23 marzo 1966)
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