(Articolo de La Repubblica del 19 ottobre 1999)
VICENZA (c.sal.) - Ennio Lazzarotto, 44 anni, di Bassano, è finora l'Unico speleosub del corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico immersosi nella grotta carsica vicentina dell'Elefante Bianco per recuperare le salme delle due vittime. Gli altri soccorritori erano invece sub dei vigili del fuoco.
Quando si è immerso?
«Domenica sera, intorno alle 21. Generalmente ci si immerge in solitaria, come richiede la "filosofia" di discesa nelle grotte, ma in questo caso di soccorso ero con un collega».
Cosa significa "filosofia" di discesa in grotta?
«Che bisogna essere in grado di gestire ogni evenienza da soli, facendo conto solo su se stessi, e non sui compagni, che a volte possono essere addirittura un ostacolo. Inoltre bisogna essere adeguatamente equipaggiati e preparati, conoscere l'ambiente della grotta, con i suoi problemi di torbidità delle acque, di correnti, di strettoie, di oscurità, di collocazione del filo di "Arianna"».
Fino dove è arrivato?
«Fino ad una profondità di 57 metri, ma quei corpi li abbiamo solo sfiorati senza vederli. Laggiù la visibilità è inferiore al metro, nonostante le quattro fonti luminose sul casco».
Cosa può aver tradito i due sub?
«Forse sono andati oltre le loro capacità e possibilità: possono essersi persi nel buio o essere rimasti vittime dell'ebbrezza da profondità, la narcosi d'azoto».
(Articolo de La Repubblica del 19 ottobre 1999)
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