(Articolo de La Repubblica del 14 agosto 1999)
ROMA - «L'Abisso Kappa è una rapida sequenza di salti verticali. Poi arriva un lungo tuffo di 180 metri: una parete che cade giù dritta, proprio a picco. E quando si è arrivati in fondo comincia la parte difficile». Fabrizio Ardito, giornalista e autore di varie guide di speleologia, conosce bene il fascino e i rischi del Marguareis: un massiccio dalla pancia vuota e profonda che attira i sub della montagna come una calamita.
«È un dedalo immenso con centinaia di grotte, in parte comunicanti, a parecchie centinaia di metri di profondità: una delle più grandi zone carsiche d'Italia, un'area lunga trenta chilometri e larga cinque che non ti stanchi mai di girare».
Una volta superata la parete di 180 metri cosa succede?«Inizia la parte più complicata: un ramo orizzontale di tre o quattro chilometri dove, salendo e scendendo sulla parete alta quindici metri, bisogna trovare il passaggio migliore perché tutta la galleria è larga un metro. Lì comincia il fiume e bisogna seguirlo per un bel pezzo».
È questo il rischio maggiore?«Il rischio maggiore è il tempo esterno: prima di entrare è meglio studiare le previsioni perché per fare l'Abisso Kappa ci vogliono tra le 20 e le 30 ore e se il tempo cambia può arrivare la piena. Allora bisogna cercare un punto in cui l'acqua non arriva e aspettare. Magari una giornata o anche più. E se lo speleologo non è esperto l'impatto psicologico della situazione può essere pesante».
Non c'è un rischio fisico?«È molto raro. Il rischio maggiore è essere sorpresi dall'onda di piena mentre si sta arrampicando per risalire: i movimenti sono rallentati e la difficoltà cresce. Ma generalmente in caso di piena bisogna affrontare solo una situazione di disagio che si può superare facilmente, soprattutto se si resta calmi e si ha un telo termico e qualcosa da mangiare».
In grotta a quella profondità fa molto freddo?«C'è una temperatura costante che è uguale alla media annuale delle temperature di superficie: in Borneo si schiatta a trenta gradi, sul Marguareis ci sono 2 o 3 gradi. E siccome l'imbocco è alto fuori capita di trovare mezzo metro di neve quando non te l'aspetti. A me è successo ad agosto».
(Articolo de La Repubblica del 14 agosto 1999)
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