Club Alpino Italiano
Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico
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Incidente speleologico al Veliko Sbrego (SLO)
(Articolo de L'Unità del 19 gennaio 1990)
Morto il soccorritore dello speleologo
TRIESTE - Massimiliano Puntar, il volontario del soccorso alpino rimasto ferito durante le operazioni di recupero dalla grotta «Veliko Sbrego» dello speleologo triestino Mario Bianchetti (che era stato portato in salvo mercoledì), è morto dopo che per due giorni è mezzo un centinaio di volontari del soccorso alpino si sono prodigati per riportarlo in superficie.
La notizia della morte di Puntar, che aveva 25 anni, è stata data dal centro operativo della sezione speleologica del soccorso alpino, con sede a Borgo Grotta Gigante (Trieste), dove è giunta tramite un collegamento radio con i volontari che operano all'imboccatura della grotta, sul versante jugoslavo del Monte Canin. La morte sarebbe da addebitarsi ad arresto cardiorespiratorio per presunto trauma cranico.
Massimiliano Puntar era stato colpito alla testa da una lama di roccia mentre era impegnato, a oltre mille metri di profondità, nelle operazioni di soccorso a Mario Bianchetti, lo speleologo triestino a sua volta rimasto bloccato nel «Veliko Sbrego», con un polso fratturato. I volontari dei soccorso alpino proseguono ora il loro intervento per recuperare la salma.
Per recuperare gli speleologi, intrappolati nalle viscere del «Veliko Sbrego» si sono mobilitati oltre un centinaio di volontari, che hanno dato vita alla più imponente operazione di soccorso mai compiuta a oltre mille metri di profondità. Sul posto, insieme ai volontari giunti da Trieste, sono intervenute squadre del soccorso alpino provenienti anche da Veneto, Lombardia, Piemonte e Toscana, alle quali si sono affiancati anche gli uomini del soccorso speleologico della Slovenia, che ancora ieri, nel momento in cui è giunta la notizia della morte di Puntar, erano impegnati nella preparazione dei sentieri che i soccorritori avrebbero percorso nel caso non fosse stato possibile utilizzare un elicottero per portare a valle lo speleologo. Il «Veliko Sbrego», infatti, si apre a oltre 2.000 metri di altezza e le condizioni meteorologiche delle ultime ore erano particolarmente difficili, essendo la zona interessata da una fitta nevicata.
(Articolo de L'Unità del 19 gennaio 1990)
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