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Incidente speleologico al Veliko Sbrego (SLO)
(Articoli de Il Messaggero Veneto del 18 gennaio 1990)
Il primo speleologo uscito dalla grotta
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È stato tratto in salvo Mario Bianchetti (nella foto MV, con il polso bendato), lo speleologo triestino bloccato da domenica nella grotta Veliko Sbrego. Invece si trova ancora a mille metri di profondità Massimiliano Puntar, feritosi durante i soccorsi.
Lotta contro il tempo per riportare in superficie da quota meno mille il triestino Massimiliano Puntar
Soccorsi molto difficili nel Veliko Sbrego per il secondo speleologo ferito al capo
Un'emergenza di tipo medico, nelle viscere del Canin, a quota meno mille, ha contraddistinto ieri le operazioni di soccorso a Massimiliano Puntar, 22 anni, il giovane triestino della squadra di punta del soccorso speleologico che si era calato nel Veliko Sbrego lunedi mettina per il recupero dell'infortunato Mario Bianchetti, 34 anni, che ieri, poco dopo mezzogiorno, è ritornato invece in superficie. Nel corso della notte, le squadre di soccorso italiane e jugoslave hanno deciso di far risalire anche il Puntar, stabilizzato in un'apposita barella. Il giovane, secondo quanto riferito dallo stesso Bianchetti, presenta un trauma cranico-facciale e la decisione di farlo tornare in superficie è stata presa ieri, a tarda sera, dal fondo del Veliko Sbrego dopo che i medici del soccorso speleologico hanno avuto dei particolari medicinali, indispensabili per questa delicata operazione.
Accanto al Puntar, oltre agli uomini della squadra di punta, ci sono due medici particolarmente abili in queste operazioni al limite del possibile: il dottor Giuseppe Giovine, di Torino, responsabile della commissione medica del Cnsa, e il dottor Ugo Vacca, dell'ospedale di Chioggia, che per primo si era calato per prestare i soccorsi al Bianchetti. All'esterno del Veliko Sbrego c'è inoltre il dottor Umberto Tognolli di Trieste.
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L'elicottero che ha soccorso Mario Bianchetti appena risalito dalle viscere della montagna (Foto Mv) Anche ieri la quiete di Plezzo, nell'alta valle dell'Isonzo è stata rotta dal rumore delle turbine degli elicotteri Ab-205 dell'Ale Rigel di Casarsa e della polizia jugoslava. Ieri complessivamente, gli elicotteri dell'Ale Rigel hanno svolto tre missioni, trasportando oltre due tonnellate di materiali e una trentina di persone, tra cui un altro medico, Susanna Uggeri.
L'operazione di soccorso si preannuncia particolarmente difficile, per le gravi lesioni riportate dal Puntar e che impongono una risalita lenta e senza scossoni nei meandri del Veliko sbrego. Perciò, dalla sala operativa dell'hotel Canin di Plezzo, il delegato regionale Sergio Dambrosi e quello sloveno Igor Potocnik hanno mobilitato tutte le forze disponibili in Italia e Jugoslavia. Ieri mattina, poco prima di mezzogiorno ha atterrato all'aeroporto di Ronchi dei Legionari l'aereo presidenziale, un Dc-9 del 31º stormo di Ciampino partito da Roma per Bergamo dove ha prelevato 17 volontari del soccorso speleologico della Lombardia. A Ronchi c'è stato un trasbordo su un elicottero dell'Ale Rigel partito subito per Plezzo. A bordo c'erano il caposquadra della Lombardia, Sergio Castelletti, con i medici Corrado Camerini e Susanna Uggeri, oltre ai tecnici del soccorso Aldo Bergamini, Sergio Mantonico e Guido Casari. Gli altri volontari sono fermi assieme a quelli giunti dalla Toscana, nella sede di Borgo grotta gigante, sul Carso triestino, dove si trova anche la centrale operativa.
Grazie alle moderne radio in dotazione del Cnsa è possibile un collegamento diretto tra la localita carsica e l'imboccatura del Veliko Sbrego, e quindi l'hotel Canin, dove si trovano i responsabili del soccorso. Da rilevare che, proprio nel clima di massima cooperazione tra le squadre dei due Paesi, due linee telefoniche sono state sistemate a Plezzo dalla difesa civile (equivalente alla nostra protezione civiie) jugoslava
Ieri sera a Borgo grotta gigante si trovavano una quarantina di volontari, pronti a muovere per dare il cambio ai tecnici del soccorso che fanno la spola tra Plezzo e il campo base avanzato all'imboccatura dell'abisso. Nella sede triestina del soccorso è sempre in funzione il ricevitore satellitare per avere in tempo reale i dati meteorologici, indipensabili per pianificare i vari spostamenti e per poter contare sopratutto, sugli elicotteri.
Roberto Spechar
Una super-mobilitazione
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C'è stata una vasta mobilitazione per i soccorsi agli speleologi bloccati nel Canin. Ecco, all'aeroporto di Ronchi, gruppi di volontari lombardi trasportati con l'aereo presidenziale dell'Aeronautica militare e con un elicottero dell'Esercito (Foto D'Agostino)
Dopo il ritorno nella sua casa triestina
Bianchetti racconta quelle ore drammatiche
Da ieri sera Mario Bianchetti si trova nella sua abitazione triestina di via Zanetti 4, circondato dall'affetto dei genitori, ma anche dopo questa brutta avventura il coriaceo speleoesploratore, uomo di punta della specialitànon solo in Italia, capace assieme a pochi altri di scendere oltre un chilometro in profondità, sembra ritornato da una normale esplorazione.
Segni visibili dei tre giorni passati a quota meno 1050, nelle viscere del Canin, è solamente una fasciatura allo mano destra. Seduto sulla poltrona del soggiorno di casa, Bianchetti stringeva ancora il Teledrin, che serve all'immediata reperibilità dei tecnici del soccorso, di cui è vicecaposquadra, con nella mente, ovviamente, Massimiliano Puntar, che si trova ancora a quota meno mille.
Ma vediamo dal suo racconto quello che è successo. Domenica, verso le 10, Bianchetti assieme a Paolo Pezzolato e Roberto Antonini si trovava in profondità per cercare l'aria nelle gallerie freatiche, e quindi nuove eventuali diramazioni del Veliko Sbrego. A un certo punto gli speleoesploratori hanno deciso di ritornare nei pressi del bivacco a quota meno mille, quando sulla strada che porta alla sala del facocero si è mosso un pesante masso che ha bloccato la mano al Bianchetti. Una volta spostata la pietra, Roberto Antonini è uscito a dare l'allarme, mentre la ferita è stata stabilizzata dal Pezzolato. A quel punto non rimaneva che attendere i soccorsi che, secondo quanto ci ha detto Bianchetti, sono giunti con un'ora di scarto rispetto al tempo da loro previsto. Per prima, nel buio, s'è vista la luce della lampada al carburo di Spartaco Savio, che anche in questa occasione si è dimostrato come il miglior speleosoccorritore. Purtroppo, mentre stava scendendo il dottor Ugo Vacca, è successo l'incidente a Massimiliano Puntar.
Quando, dopo un paio d'ore, Bianchetti, risalendo i meandri, a quota meno mille, ha visto lo sfortunato amico, Puntar era già stabilizzato in una tenda fatta con teli termici e assistito dal dottor Vacca. L'incidente, secondo quanto ci ha riferito Bianchetti, è avvenuto in una cavernetta sotto una sala di crollo e il giovane triestino è stato colpito al capo da un pesante sasso precipitato da un'altezza di un paio di metri e che gli ha rotto il casco.
Nella tendina, il dottor Vacca ha sistemato al Puntar anche il riscaldatore elettrico, cosiddetto piovra, e il giovane ha ripreso conoscenza. Ha riconosciuto e salutato Bianchetti. Tuttavia, secondo quanto riferito, presenta un ematoma facciale per cui il medico ha disposto di non trasportarlo fino all'arrivo di medicinali particolari. Quindi le ultime ore di salita e, finalmente, ieri, poco dopo mezzogiorno Bianchetti è ritornato in superficie. Poi il trasbordo con l'elicottero della polizia jugoslava fino a Plezzo e la corsa in macchina, con il responsabile nazionale del Cnsa, Gianpaolo Bianucci, a Trieste. Giusto il tempo dei saluti alla centrale operativa di Borgo grotta gigante e poi Bianucci ha prelevato, all'ospedale maggiore di Trieste, alcuni medicinali e nella notte è ritornato a Plezzo.
R. S.
Con il jet presidenziale
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Il Dc 9 presidenziale dell'Aeronautica militare ha sbarcato ieri a Ronchi la squadra di speleologi inviata per partecipare all'operazione di soccorso in atto nelle viscere del monte Canin. Gli speleologi sono immediatamente ripartiti in elicottero per Plezzo (Foto D'Agostino)
(Articoli de Il Messaggero Veneto del 18 gennaio 1990)
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