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Club Alpino Italiano

Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico
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Rassegna Stampa

Incidente speleologico al Veliko Sbrego (SLO)


(Articolo de Il Messaggero Veneto del 16 gennaio 1990)

LUNGHE E COMPLESSE OPERAZIONI DI SOCCORSO DAL VERSANTE JUGOSLAVO DEL CANIN

Nella notte si tenta di raggiungere lo speleologo triestino nell'abisso

Sono proseguite fino a notte inoltrata le operazioni di soccorso per raggiungere Mario Bianchetti, 34 anni, lo speleologo triestino rimasto ferito da un masso a 1050 metri di profondità nell'abisso Veliko Sbrego, sul massiccio del Canin, in territorio jugoslavo. Le fasi di recupero continueranno anche oggi, vista la difficoltà e la lunghezza della discesa, in una cavità, la più profonda finora scoperta nella zona, ancora sconosciuta nei dettagli.

I volontari son entrati nella grotta, a quota 1080 (2080 ndr), pochi metri sotto la cima confine, verso le 13 di ieri e solo nelle prime ore di questa mattina si sono avuti i primi contatti radio con lo sfortunato speleologo, che si trova nella grotta con un amico. Alcuni contrattempi nelle trattative iniziali con le autorità jugoslave hanno costretto i soccorsi a deviare e riprendere la salita verso l'apertura soltanto ieri mattina, dal versante jugoslavo.

Bianchetti, come è noto, è uno degli uomini di punta a Trieste tra gli speleologi, da oltre 10 anni componente del soccorso speleologico nazionale, tra i più esperti e quotati del settore.

Con lui c'è Paolo Pezzolato, 28 anni, chiamato scherzosamente dagli amici Fossile, che gli è rimasto accanto, mentre un altro, Roberto Antonini, 25 anni, era salito in superficie a dare l'allarme.

Proprio Antonini è stato il primo scopritore dell'abisso Veliko Sbrego, assieme a Patrizia Squassino. Antonini, come è noto, ha dato l'allarme domenica verso le 19 e immediatamente si sono mosse le squadre di soccorso di Trieste, formate dai più esperti speleologi della Commissione grotte Eugenio Boegan dell'Alpina delle Giulie. La prima squadra è partita alle 23 di domenica e ha raggiunto Sella Nevea verso l'una di notte. Ad attenderla c'era Antonini che ha informato il medico del gruppo, Ugo Vacca, sulle condizioni di Bianchetti e sulla situazione della grotta, con i dati della temperatura che, a quella profondità, si aggira all'incirca sul grado, grado e mezzo sopra lo zero.

L'allarme è stato dato anche alle autorità jugoslave e al soccorso speleologico jugoslavo, che hanno dato immediata disponibilità, oltre alle autorità italiane e alla Guardia di finanza di Sella Nevea, dove ha sede il soccorso alpino della zona. Problemi tecnici, come si è detto, hanno quindi costretto la squadra a uno spostamento a Plezzo oltre confine, dove, alle 7 di ieri, è stata attivata la funivia che porta in quota. I volontari hanno dovuto rinunciare anche all'aiuto dell'elicottero messo a disposizione dalle autoritàjugoslave a causa della fitta nebbia che gravava sulla zona. Dopo un percorso a piedi sulla neve ghiacciata per quasi tre ore gli uomini hanno raggiunto l'ingresso della cavità.

Nei pressi dell'entrata è stato attrezzato un piccolo campo base, dove sono rimasti tre uomini di appoggio: Fabio Benedetti, Tullio Ferluga e Giuseppe Stok. Alle 13 è partita la prima squadra che si è calata nella cavità, formata da Spartaco Savio, Stefano Borghi, Bruno Vittori, Alessandro Mosetti, Paolo Sbisà, Luciano Martini e Massimiliano Puntar. Il medico, Ugo Vacca, è sceso per ultimo, verso le 14. I soccorri tori si sono calati usando lo stesso materiale adoperato dai tre speleologi per attrezzare la discesa e hanno portato in profondità un cavo telefonico per i contatti con la superficie. All'ingresso, inoltre, i volontari di appoggio sono rimasti in contatto continuo con la centrale operativa allestita a Borgo Grotta Gigante, sul Carso triestino.

Una seconda squadra di soccorso invece è rimasta a Plezzo al secondo campo base. È composta da Guido Sollazzi, Alessandro Tolusso, Maurizio Glavina, il medico Umberto Tognolli, Sergio Serra, Paolo Sussan, Tullio Daniello, Ernesto Giurgevich, Giampaolo Vascotto e Bruno Vivian. Uomini questi tra gli elementi di punta della speleologia triestina, che sono conosciuti per la loro esperienza e che non hanno mancato, anche in questa occasione, assieme agli amici del soccorso speleologico jugoslavo, di offrire con generosità la loro preparazione e il loro aiuto.

G. G.

(Articolo de Il Messaggero Veneto del 16 gennaio 1990)


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