(Articolo de La Provincia del 13 agosto 1965)
CAPANNA PALANZONE, 12 agosto
Stamane, alle prime luci dell'alba, il corpo di Gianni Piatti, lo sventurato speleologo di Cinisello Balsamo vittima di una caduta sul fondo della grotta «Guglielmo», sarà riportato alla superficie. Le squadrè di soccorso hanno portato a termine il loro pietoso compito in trentasei ore complessive: un lasso di tempo breve se si considera l'estrema difficoltà dell'operazione e comunque assai minore di quello previsto. Portare il corpo senza vita di un uomo su su per le balze e le ripide pareti di una caverna profonda 452 metri dove l'acqua scorre a rivoli, è un'impresa che solo uomini esperti e generosi possono compiere in meno di due giorni; soltanto in Francia, alcuni anni or sono, venne recuperato il corpo di uno speleologo a cinquecento metri di profondità: ma quella volta i soccorritori interruppero il loro triste lavoro per ben tredici volte, concludendolo in circa un anno. Mentre stiamo scrivendo queste righe, il corpo del Piatti giace alla base del primo pozzo a quota 35; fra poche ore, gli uomini affranti dalla stanchezza ridiscenderanno per l'ultima volta nella grotta per riportare alla luce il cadavere dell'amico tragicamente perito. Successivamente, la salma verrà trasportata nella vicina Palanzo e da qui, dopo il «nulla osta» dell'autorità giudiziaria, verrà consegnato ai parenti.
La prima squadra di soccorso, calatasi nella «Guglielmo» verso le 8 di mercoledì ha impiegato sette ore a giungere sul fondo. Il dottor Gozzi, un valente speleologo torinese incaricato di stilare il referto medico, ha trovato il corpo del Piatti supino, con le braccia allargate, semisommerso in una pozza di fango: lo sventurato era morto sul colpo per la frattura della base cranica, del bacino, della colonna vertebrale e di alcune costole. Verso le 17 gli uomini della prima squadra, composto il cadavere nel sacco-bara e assicuratolo alla fune, hanno iniziato il ritorno in superficie. L'ascesa è stata sfibrante: gli uomini procedevano lentamente, arrancando sulle scalette di corda e spingendo a braccia il sacco, infilato in una rudimentale carrucola.
In tal modo il sacco-bara è stato portato dagli otto uomini della prima squadra di speleologi fino a 225 metri, dove era stato allestito il campo-base: una seconda e una terza squadra, calatesi durante la notte fra mercoledì e giovedì assicuravano il collegamento fra il campo-base e l'uscita. Da quota 225, gli uomini delle tre squadre, riunitesi al campo-base, si alternavano nella tremenda fatica, stringendo i denti, guadagnando metro su metro.
Ventiquattr'ore dopo l'inizio della risalita, il corpo di Gianni Piatti veniva lasciato alla base del primo pozzo, a trentacinque metri di profondità; alle ore 17 di ieri uno ad uno gli uomini delle squadre di soccorso sono usciti dall'imbocco della «terribile»; l'ultimo ha levato la scaletta con un gesto quasi simbolico, per evitare che qualche estraneo possa scendere fino al corpo dell'amico prima di loro, impegnati ad accompagnare la salma dell'amico alla sua estrema dimora terrena.
(Articolo de La Provincia del 13 agosto 1965)
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