(Articolo de Il Giorno del 14 agosto 1965)

All'alba di ieri riportato alla luce il corpo dello speleologo

È sceso dal monte palanzone sulle spalle dei suoi amici

Il nostro inviato Enzo Magrì ci telefona dal Monte Palanzone:

DALLA «finestra» sull'abisso che sprofonda per 452 metri nelle viscere del Palanzone, cinque uomini hanno sollevato ieri all'alba un pesante sacco di tela fradicio d'acqua e sporco di fango: era modellato sulla sagoma di una sottile figura umana. Di colpo, i discorsi si sono spenti. Dentro quel telo c'era il corpo di Gianni Piatti, il giovane stampatore di Cinisello Balsamo innamorato delle caverne, morto domenica scorsa per un banalissimo errore. Il pietoso fardello è stato adagiato sulla mulattiera; poi, quando tutti gli uomini che avevano effettuato l'ultima fase dell'operazione sono tornati in superficie, è stato collocato su una barella.

Il corpo di Gianni Piatti su una barella

Un gruppo di amici dello sventurato speleologo, che avevano vegliato tutta la notte nel rifugio del CAI, hanno ottenuto, dopo molte insistenze, di poter rendere omaggio all'amico scomparso, trasportandone le spoglie mortali a spalla, sia pure soltanto per alcune centinaia di metri. All'incerta luce del giorno, un piccolo corteo si è quindi snodato lungo la mulattiera che dalla bocca della grotta Guglielmo porta al rifugio del CAI.

Qui, mentre le luci del mattino allontanavano gli ultimi lembi di nebbia, la salma è stata sistemata su una «campagnola» di proprietà dell'architetto Susini, membro del Gruppo grotte di Milano. Non più di una quindicina di persone hanno assistito a questa operazione. Per evitare, infatti, che l'atmosfera di raccoglimento fosse turbata dalla curiosità, i soccorritori avevano preferito, la sera prima, lasciare la salma a quota meno 50. Dal rifugio Palanzone, il corpo del Piatti è stato poi trasportato fino a Molina, un paesetto a mezzacosta sul lago di Como, dove è stato composto nella cappella del locale cimitero e benedetto, più tardi, dal parroco don Luciano Berretta.

La madre, la sorella e la fidanzata del giovane, che la sera prima erano state allontanate, con affettuosa violenza, dai membri del Gruppo grotte di Milano, hanno potuto avvicinare le spoglie mortali del congiunto soltanto nella tarda mattinata di ieri. Una mano pietosa aveva deposto sulla bara un fascio di ortensie.

Le tre donne e gli amici hanno potuto sostare brevemente davanti alla salma. Le formalità di legge hanno infatti imposto il loro allontanamento per circa due ore. Il tempo che il medico legale e il sostituto procuratore della Repubblica hanno impiegato per i necessari rilievi. Successivamente il magistrato ha anche interrogato Danilo Mazza, il compagno del Piatti nella sventurata spedizione.

Ottenuto infine il nulla-osta, la salma dello speleologo è stata caricata su un furgone e traspontata a Cinisello Balsamo. I funerali sono fissati per questa mattina alle 10.

(Articolo de Il Giorno del 14 agosto 1965)


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