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Rassegna Stampa

Intervento in Apuane (LU) - 10/11 agosto 2003


(Articolo de La Repubblica - Firenze del 12 Agosto 2003)

Una mossa da cavatore per salvare lo speleologo

Undici ore incastrato sotto una lastra di marmo

CLAUDIA RICONDA

«STEFANO, com'è? Senti male? Vado ancora? Dimmelo se senti male, Stefano. Io te lo muovo piano, molto piano. Ti tiro via di là, Stefano, ti tiro via». Stefano era sotto. Trenta metri sotto. Schiacciato nella montagna, Alpi Apuane, monte Tambura, la faccia aspra e pelata della Carcaraia. Incastrato nella grotta tra due pezzi di roccia, una lastra di marmo di quattro quintali sulla schiena. Undici ore con quella lastra addosso. I polmoni sempre più fiochi, il respiro difficile. Nelle vene la flebo di soluzione fisiologica scaldata a bagnomaria dai compagni di escursione, per tenerlo caldo là sotto. E Gianfranco a dirgli calmo Stefano, ora ti libero, dai Stefano resisti. Gianfranco Coltelli. Di mestiere cavatore, uno che le Apuane le conosce bene, sa quanto sia fragile e traditore il marmo che basta niente a spezzarlo. Gianfranco che quando è arrivato nella grotta, domenica sera, chiamato da quelli del Soccorso alpino speleologico toscano, ha capito subito che per salvare Stefano Bettini, trent'anni fiorentino esperto speleologo, intrappolato dalle sei di pomeriggio, ci voleva un'idea. Una mossa da cavatore. Ci volevano i cuscini idraulici, quei materassini che si gonfiano con l'aria compressa e si usano nelle cave per bloccare le lastre di marmo. «Sono sceso giù, ho visto Stefano in quella posizione, con quella lama di marmo addosso e ho pensato: se sbaglio, lo perdo. Se sbaglio, mi muore schiacciato». Ci voleva coraggio, per fare quello che ha fatto il cavatore. Un centimetro in più, il cuscino gonfiato troppo in fretta, e Stefano restava sotto per sempre. Ci hanno lavorato in quaranta, tra gruppo soccorso, volontari, vigili del fuoco, medici e infermieri, per tirare fuori Bettini da quella cava dismessa, chiusa da più di dieci anni perché il marmo ne usciva ferito, le lastre bucate. L'ultimo sopralluogo fatto nel '94 da alcuni speleologi emiliani. Ci sono stati dal tramonto all'alba per salvare Bettini: togliendo prima i detriti che pesavano sul lastrone, che lo schiacciava, mettendo in sicurezza sassi e macigni, e poi intervenendo sul marmo, gonfiando il cuscino per permettere a Gianfranco di far ruotare la lastra leggermente, quei sette o otto centimetri sufficienti per permettere a Stefano di sfilarsi da là sotto. Ora il ragazzo è salvo, all'ospedale di Castelnuovo Garfagnana, acciaccato ma salvo. Il cavatore, tra le lacrime, può dire: avevo un'angoscia così, là sotto, un'angoscia terribile, non so neanch'io come ce l'ho fatta. E ce l'ha fatta anche Barbara Mealli, una sciatrice fiorentina di 36 anni, sciava a tremila metri sullo Stelvio, è finita nel crepaccio: per farsi strada tra i ghiacci, i soccorritori hanno dovuto usare il martello pneumatico.

(Articolo de La Repubblica - Firenze del 12 Agosto 2003)


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