Club Alpino Italiano
Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico
Coordinamento SpeleologicoRassegna Stampa
Intervento all'Abisso Mandini (LU)
(Articolo de La Nazione del 18 novembre 2002)
Sette speleologi salvati dopo 12 ore al gelo
Bloccati in una grotta a 150 metri di profondità
LUCCA - Sette speleologi emiliani, che ieri dovevano partecipare a un incontro interregionale in Garfagnana dedicato alla formazione per il soccorso speleo, sabato sono rimasti bloccati a una profondità di 150 metri, nell'abisso intitolato a Sandro Mandini, sul versante lucchese delle Alpi Apuane, nel comune di Vagli. Le intense piogge cadute nella giornata di sabato hanno infatti provocato un improvviso allagamento della grotta che finora sembrava immune da simili fenomeni.
I sette erano insieme ad altri due speleologi emiliani, praticamente tutti membri del soccorso speleologico. Insomma persone esperte delle grotte. Erano entrati nell'abisso Mandini alle 12,30 di sabato e dovevano uscire nel tardo pomeriggio. Il gruppo era composto da Gianluca Zacchiroli 33 anni di Bologna, Omar Belloni 25 anni di Reggio Emilia, Davide Garavini 37 anni di Ravenna, Daniel Bulgarelli 28 anni di Reggio Emilia, Alessandro Casadei Turroni 40 anni di Reggio Emilia, Massimo Neviani 29 anni di Reggio Emilia, Loredano Passerini 59 anni di Bologna, Marco Baroncini 26 anni di Imola e Marco Bonomi 38 anni di Reggio Emilia. I nove sono rimasti bloccati a valle di quattro pozzi, due profondi quaranta metri, altri due venti metri, che si sono completamente allagati. Nel tardo pomeriggio Zacchironi e Belloni sono riusciti a passare, risalendo i pozzi allagati, e verso le ore 23, dopo aver superato difficoltà notevolissime, hanno dato l'allarme. Visto che in Garfagnana si trovavano già altri membri del soccorso speleologico emiliano, compreso il delegato Stefano Olivucci, è stata subito radunata una squadra di soccorritori a cui si sono aggiunti poco dopo i colleghi del soccorso speleologico toscano, con un medico e persone attrezzate per lo speleosub. Complessivamente 42 volontari. Verso le 1,30 la prima squadra di soccorso è entrata nella grotta, portando soprattutto generi di conforto e provvedendo ad «armare» un nuovo percorso con le corde, in una zona meno allagata. Nel frattempo altri tre speleologi emiliani, approfittando del fatto che l'acqua era parzialmente calata, erano riusciti a risalire e dunque sono stati incontrati a breve distanza dall'imbocco dell'abisso Sandro Mandini. Soltanto ieri mattina verso le 6,15 dalla grotta sono usciti tutti gli speleologi che erano rimasti bloccati. Si sono trasferiti presso il centro di protezione civile di Ortomurato, a Castelnuovo Garfagnana, dove si trova la sede del soccorso speleologico toscano e dove nel pomeriggio si è svolto il programmato incontro interregionale. Al di là della brutta avventura l'intervento di soccorso si è svolto senza particolari problemi, grazie anche alla preparazione e alle capacità del gruppo emiliano rimasto in grotta. Persone che hanno sempre saputo come comportarsi in una condizione di emergenza in grotta. Hanno dimostrato infatti di saper evitare il pericolo dell'improvviso allagamento, quindi dopo aver raggiunto un luogo sicuro e asciutto si sono rifocillati e hanno cominciato ad aspettare che l'acqua si ritirasse, economizzando sull'illuminazione che avevano a disposizione. Giusta anche la loro scelta di mandare a dare l'allarme soltanto due dei nove componenti del gruppo. Con la squadra al completo sarebbe bastato infatti qualche piccolo incidente per rischiare la tragedia. Insomma quella che doveva essere una semplice escursione, in attesa della riunione di ieri, si è trasformata quasi in una esercitazione di soccorso dei cui risultati, logicamente, si è parlato, anche con toni simpatici, nel corso dell'incontro. Il tema era proprio quello delle metodologie didattiche per le scuole di formazione del soccorso speleologico. D'altra parte si è anche scoperto che l'abisso Sandro Mandini, intitolato a uno speleologo bolognese morto negli anni settanta nelle Apuane, è soggetto agli allagamenti così come altre grotte della zona. In Garfagnana si ricorda sempre la brutta avventura, anch'essa a lieto fine, di una classe del liceo scientifico di Lucca, bloccata per 24 ore da un allagamento nella «Tana che urla» di Fornovolasco, il 23 gennaio 1986.
Nella foto di Boghesi i soccorsi agli speleologi
di Paolo Mandoli
Il gruppo di speleologi appena riusciti a raggiungere la superficie dopo 12 ore passate al freddo e all'umido a 150 metri di profondità
(Articolo de La Nazione del 18 novembre 2002)
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