[CAI]

Club Alpino Italiano

Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico
Coordinamento Speleologico

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Rassegna Stampa

Intervento all'Abisso Mandini (LU)


(Articolo de La Gazzetta di Reggio del 18 novembre 2002)

Cinque esploratori reggiani in salvo dopo una notte di paura

Speleologi bloccati in grotta

Il gruppo aveva tentato una discesa fra i monti della Garfagnana

LUCCA. Cinque speleologi reggiani, che facevano parte di un gruppo più vasto, sono rimasti bloccati per un'intera notte in una grotta sotto i monti della Garfagnana. A provocare l'incidente, il maltempo che ha ingrossato i corsi d'acqua sotterranei. Due fra gli esperti esploratori sono riusciti a riguadagnare la superficie per chiedere soccorsi, mentre i colleghi rimanevano in attesa sotto terra. La disavventura si è chiusa con un lieto fine: tutta la spedizione è ritornata all'aperto senza conseguenze fisiche.


LUCCA. Quando l'acqua ha cominciato ad invadere la grotta, a circa 150 metri di profondità, i nove speleologi, tra cui cinque reggiani, se la sono vista davvero brutta ma grazie alla loro esperienza e con tanto sangue freddo, sono riusciti a mettersi in salvo. Una brutta avventura, una notte intera trascorsa in una grotta delle Alpi Apuane, in Garfagnana, che fortunatamente si è risolta senza danni anche se per portare soccorso ai nove speleologi sono state allertate le squadre di Soccorso dell'Emilia e della Toscana, gli stessi colleghi che, ieri, dovevano effettuare una esercitazione sul posto. Tutto si è concluso felicemente ieri mattina poco dopo le 5, quando anche gli ultimi speleologi sono riusciti a risalire in superficie dopo quasi 12 ore di permanenza all'interno della grotta.
I nove appassionati, tutti emiliani ed esperti (molti di loro fanno parte del Gruppo di soccorso speleologico regionale ndr.), dovevano partecipare ieri ad un corso teorico-tecnico interregionale che si doveva tenere a Vagli di Sotto, sul versante lucchese delle Alpi Apuane, ma avevano approfittato per recarsi in zona già da sabato mattina, invitati da alcuni amici a visitare il cosiddetto «Abisso Mandini», molto noto tra gli appassionati di questo sport.

LA DISCESA. Poco dopo le 12.30 di sabato avevano iniziato la discesa nel sottosuolo ma, all'improvviso, alcuni forti temporali sulla zona hanno cominciato a gonfiare i torrenti e i corsi d'acqua sotterranei. La situazione ha cominciato a diventare critica verso le 17 quando il gruppo di esploratori si è trovato bloccato in una zona della grotta senza la possibilità di andare né avanti né indietro.
Subito i nove speleologi hanno attivato le procedure di sicurezza previste in questi casi: in particolare hanno subito cercato di trovare una zona all'asciutto, «rialzata» rispetto al torrente sotterraneo e lì, a 150 metri di profondità, non hanno potuto far altro che aspettare che le... acque si calmassero. E fortunatamente, dopo alcune ore, la situazione è migliorata, tanto che due di loro, il reggiano Omar Belloni e il bolognese Gian Luca Zacchiroli, hanno potuto ricominciare la salita per dare l'allarme. Allarme che, comunque era già scattato perchè altri speleologi bolognesi e ferraresi, erano già nei paraggi ed avevano cominciato a scendere nella grotta. Quando, poco prima delle 23, i due speleologi partiti in avanscoperta sono usciti dall'abisso, anche gli altri, rimasti in fondo, hanno cominciato a risalire - come prevede l'addestramento specifico in questi casi - a due a due.

I SOCCORSI. Poi i colleghi del soccorso speleologico dell'Emilia e della Toscana, sezione di Lucca, hanno fatto il resto, riuscendo ad allestire una «via» di scalata alternativa a quella parzialmente inondata dall'acqua. La grotta, che si sviluppa nella valle di Arnetola, fino ad oggi non aveva dato problemi di piene tanto che il gruppo di speleologi emiliano non era attrezzato per far fronte a problemi legati all'eventuale presenza di corsi d'acqua sotterranei.

ESPERTI. Comunque i due componenti più esperti del gruppo emiliano hanno sfidato le cascate di acqua e fango arrivando in superficie solo poco prima delle 23 di sabato sera, riuscendo a dare l'allarme. Il delegato regionale del soccorso speleologico, Massimiliano Broglio, ha così fatto partire la macchina dei soccorsi: in pochi minuti cinque persone, con tuta stagna e generi di primo conforto, fra cui fornellini e bevande calde, sono rientrate nella grotta e, armate di trapani e chiodi, hanno riattrezzato un passaggio alternativo. A gruppi di due gli emiliani sono così risaliti all'aperto.
All'ingresso dell'abisso Mandini erano intervenuti anche i carabinieri di Castelnuovo Garfagnana e alcune ambulanze, ma per gli speleologi non c'è stato bisogno di nessun intervento medico e ieri pomeriggio sono rientrati tutti a casa.

(Articolo de La Gazzetta di Reggio del 18 novembre 2002)


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