Club Alpino Italiano
Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico
Coordinamento SpeleologicoRassegna Stampa
Intervento alla Risorgiva di Eolo (UD)
(Articolo de Il Piccolo del 27 aprile 2002)
Il triestino Marco Sticotti, rimasto ferito a una spalla giovedì, è stato estratto dalla cavità di Avasinis (in comune di Trasaghis) alle 19.20 di ieri sera
Salvato dopo 35 ore di «prigionia» nella grotta
Più di quaranta i soccorritori mobilitati per le operazioni di salvataggio del giovane speleologo
Un debole sorriso. Una battuta scherzosa con gli altri speleologi, l’abbraccio dei genitori, le foto con i cronisti. Poi la porta dell’ambulanza si chiude e il motore si avvia. Destinazione l’ospedale di San Daniele.
Ieri alle 19.20 si è conclusa l’Odissea di Marco Sticotti, lo speleologo triestino di 23 anni feritosi giovedì all’interno della Risorgenza di Eolo, un insieme di meandri, gallerie, pozzi e piccoli laghi che si addentrano per chilometri nel monte sovrastante Avasinis, in Comune di Trasaghis.
Per percorrere un chilometro e mezzo con il ferito adagiato su una barella, i volontari del Soccorso speleologico hanno impiegato più di 20 ore. Sono state costruite teleferiche, tesi cavi, messe in opera pulegge e carrucole. In gran parte dei tratti orizzontali la barella è passata lentamente di mano in mano. Il braccio del ferito era bloccato dalla lussazione verso l’esterno e ha reso ancora più disagevole il recupero. «E’ come se avessimo tentato di posteggiare una vettura tra altre due con le portiere aperte».
Marco Sticotti è stato costantemente assistito da un medico addestrato a operare in queste difficili situazioni ambientali. Prima ha lavorato il dottor Corrado Camerini, entrato nella cavità alle 17 di giovedì, a cinque ore dall’incidente. Ha cercato di ridurrere la lussazione della spalla ma ha dovuto desistere vista la gravità della situazione. Ha così cercato di alleviare al ferito l’intensissimo dolore; gli ha somministrato analgesici e antinfiammatori. Determinante anche l’alimentazione: la temperatura nella grotta è prossima ai 7 gradi; l’umidità è altissima e, come dice il nome ’Risorgenza di Eolo’, le correnti d’aria sono costanti e piuttosto fastidiose. Un collasso era sempre in agguato.
Più tardi è sceso nella cavità il dottor Umberto Tognolli, già presidente della Commissione grotte dell’Alpina delle Giulie, la società dello sfortunato esploratore. Tognolli ha gestito la fase più critica del recupero, quando la permanenza sottoterra si avvicinava ormai alle 35 ore.
In totale il responsabile regionale del Soccorso speleologico Spartaco Savio ha mobilitato più di 40 soccorritori divisi in due squadre. Una terza era stata messa in preallarme nel Veneto.
«Sono stati necessari tanti soccorritori perché tutta la cavità è stata attrezzata con cavi e teleferiche» ha spiegato Savio. «Non è arrivato l’annunciato maltempo che poteva allagare la grotta. La lussazione di Marco era grave ma il vero pericolo era rapprentato da un tracollo psicofisico. Invece ha resistito molto bene, ed è stato sempre lucido fino all’uscita»
Claudio Ernè
(Articolo de Il Piccolo del 27 aprile 2002)
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