Club Alpino Italiano
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Intervento alle Gole del Raganello (CS) - 25-26 luglio 2001
(Articolo de Il Quotidiano di Cosenza del 27 luglio 2001)
S. Lorenzo Bellizzi. I ragazzi, provenienti dalla Puglia, erano stati bloccati da uno smottamento
Gli scout salvati da un telefonino
Il capogruppo, dopo aver camminato per mezz'ora, è riuscito ad avvisare il 113
SAN LORENZO BELLIZZI - Rocce a destra e a sinistra. Acqua in basso, cielo in alto. Incastrati nel cuore della terra, in un budello inestricabile che ricorda i paesaggi di Emilio Salgari, anche se è ad un passo dalla civiltà e dal cemento.
Diciassette scout, di Gravina di Puglia, sono rimasti bloccati nel canyon del Raganello, un torrente nel parco nazionale del Pollino, da sempre meta degli appassionati di escursioni. Una zona bella quanto pericolosa. Non è la prima volta che qualcuno si perde, sorpreso dalla notte, in queste gole.
Doveva essere una gita e invece, per poco, la loro scampagnata non si è trasformata in una tragedia.
Il gruppo è partito ieri mattina da San Lorenzo Bellizzi. A piedi hanno cominciato la traversata delle gole del Raganello, diretti verso Civita. Tutt'altro che una passeggiata. Il torrente era gonfio a causa delle recenti piogge.
Il gruppo, composto da quattro uomini e tre donne e una decina di ragazzi, tra i 14 e i 18 anni, però ha affrontato lo stesso la traversata. A un chilometro da Civita: l'imprevisto. Sono rimasti bloccati. A causa di uno smottamento che aveva ostruito il passaggio.
La squadra di scouts, infatti, si era vista preclusa ogni via d'uscita, senza peraltro poter tornare indietro a causa del sopraggiungere delle tenebre, ma riuscendo a dare l'allarme grazie ad un telefonino cellulare.
Davanti avevano una cascata e indietro non riuscivano a tornare a causa della corrente. Erano le 16. Nel canyon la luce del sole iniziava a diminuire e i cellulari non avevano la linea. Panico. Qualcuno ha avuto anche un attacco di claustrofobia.
Ma il capogruppo, Pasquale Di Palma, 49 anni, ha mantenuto la calma.
Ha aiutato i ragazzi a rifugiarsi all'asciutto. E poi, da solo, si è incamminato, arrampicandosi sulle rocce, per cercare "una tacca" e lanciare il Sos con il suo telefonino.
L'uomo ha camminato per più di mezz'ora. Alla fine è riuscito a far partire una chiamata per il 113. Ha risposto il Commissariato di Castrovillari, che ha subito predisposto gli interventi di soccorso.
Alle 18,30, dal Ponte del Diavolo, a Civita, sono partite numerose squadre di soccorso della Polizia, del Corpo forestale dello Stato e volontari del Soccorso alpino italiano. Hanno percorso il fiume a piedi in direzione contraria verso i ragazzi. Contavano di raggiungerli in tarda serata. E così è stato.
«Non ci sono feriti - assicura l'ispettore Guerra del commissariato di Castrovillari, che coordina le operazioni di soccorso - Stanno tutti bene. I soccorritori li aiuteranno a superare la cascata con delle funi e poi, in nottata, li porteranno a Civitate».
Uomini della Polizia di Stato, del Corpo forestale e del soccorso alpino di Calabria e Basilicata sono riusciti a raggiungere la zona in cui si trovava la comitiva, trascorrendo la notte con i ragazzi. Solo ieri mattina, con le prime luci dell'alba, i soccorritori sono riusciti a portare al sicuro gli scouts.
Le condizioni di salute dei componenti della comitiva sono buone.
Per fortuna nessun ferito. Soltanto un grande spavento e molto freddo per i partecipanti a quest'escursione che non dimenticheranno facilmente.
r. p.
(Articolo de Il Quotidiano di Cosenza del 27 luglio 2001)
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