(Articolo de La Repubblica del 4 gennaio 2000)
di CARLO GULOTTA
«PIETRO era davanti a noi, camminava sul sentiero di cresta a meno di dieci metri dal gruppo e aveva piccozza e ramponi. Stavamo tornando alle nostre auto, la giornata era stata bella e c'era ancora luce. Tutt'a un tratto lui è scivolato - quasi certamente per il ghiaccio - ed è finito in un burrone profondo almeno 150 metri. E' successo tutto in pochi secondi e quando ce ne siamo resi conto lui era già lontano. Non abbiamo potuto far niente per aiutarlo. E' stata una fatalità: nessuna imprudenza». Gli amici di Pietro Faccioli, il volontario del soccorso speleo di Bologna morto a 32 anni domenica pomeriggio durante un'escursione in alta Garfagnana, sul Monte Sella in provincia di Lucca; nel cuore delle Apuane, dove il gruppo di quattro coetanei s'era spinto a circa 1.700 metri di quota, raccontano così gli attimi della tragedia. Pietro, che abitava con la mamma e il frateilo a Castel San Pietro, in via San Carlo, era appassionato di trekking e speleologia da almeno dieci anni e nel '94 era entrato a far parte dei volontari di Bologna specializzati nel recupero di persone infortunate in grotta. Luca Calzolari, amico di Pietro, lo descrive come una persona molto attenta e responsabile, prudente e in grado di valutare i rischi che comporta un'escursione come quella sul monte Sella, dove Faccioli in passato si era già avventurato molte altre volte. Domenica pomeriggio verso le 16, assieme a lui, sul sentiero di cresta per il rientro alla base c'erano anche tre amici di Pietro: Juri Tomba, Gabriele Cipressi e Matteo Diletti, gli ultimi due anche loro volontari-speleo. «La giornata era stata bellissima e piena di sole - hanno raccontato più tardi i tre giovani ai soccorritori - ma c'era ghiaccio sul sentiero e così tutti avevamo montato i ramponi sugli scarponi per evitare di scivolare. Pietro procedeva davanti a noi, era a meno di 10 metri. All'improvviso gli è mancato l'appoggio, è scivolato ed è volato di sotto. Una scena straziante. No, non ha commesso nessuna imprudenza - hanno ripetuto i giovani alle squadre di soccorso che li hanno recuperati in serata - Una cosa del genere sarebbe potuta accadere a chiunque, e Pietro aveva usato tutti gli accorgimenti per procedere in sicurezza. E' stata solo sfortuna».
Le operazioni di recupero della salma sono state molto complesse: due gli elicotteri fatti accorrere sul posto e una dozzina i volontari del Soccorso Alpino, che hanno completato l'intervento a mezzanotte, in un ambiente reso ostile dal ghiaccio, dal buio e dalla stessa natura del luogo, molto impervio. Più tardi il corpo dello sfortunato appassionato di speleologia è stato trasportato alla camera mortuaria dell'ospedale di Castelnuovo Garfagnana. Ieri mattina il triste rito del riconoscimento e oggi la salma verrà trasportata in Emilia. I funerali dovrebbero tenersi domani o al più tardi il giorno successivo a Castel San Pietro, dove Pietro Faccioli si guadagnava da vivere col lavoro nei campi: alle esequie parteciperanno molti amici del gruppo dei volontari del soccorso speleologico.
(Articolo de La Repubblica del 4 gennaio 2000)
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