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Incidente speleologico alla Grotta A Male (AQ)
(Articoli de Il Tempo - Abruzzo del 16 novembre 2000)
Un giovane aquilano, Filippo Cappa, è deceduto dopo un volo di dieci metri nella spelonca di Assergi
Sfida la «Grotta a male», trova la morte
Ventiquattro anni, speleologo per passione, figlio di un noto magistrato
Nella foto la «Grotta a male», tra i monti di Assergi, alle falde del Gran Sasso, dove ieri pomeriggio il giovane Filippo Cappa ha trovato la morte: un volo di dieci metri nelle viscere della terra
L'AQUILA - Aveva solo 24 anni Filippo Cappa, studiava giurisprudenza a Perugia e aveva una grande passione, la speleologia. E proprio questa passione lo ha tradito, nel pomeriggio di ieri, ad Assergi, mentre con la fidanzata stava effettuando una nuova escursione nelle viscere della terra, più precisamente nella spelonca «Grotta a male», alle falde del Gran Sasso. E lì, nel buio e nel silenzio della natura, Filippo Cappa ha trovato la morte. Un piede in fallo, forse. Lo sporgersi più del dovuto per scoprire nuovi percorsi, forse. Sta di fatto che il giovane improvvisamente è volato via. Un volo di oltre dieci metri, l'impatto con là roccia, la morte. La giovane fidanzata, anche lei amante della speleologia, nel terrore che l'ha aggredita ha provato a chiamarlo, ha tentato di capire se era ancora in vita. Il silenzio, crudo e carico di neri presentimenti, ha spinto la ragazza a chiedere soccorso con il cellulare. Poi gran movimento, con ogni mezzo, per riportare in superficie il corpo di Filippo nella speranza di trovarlo ancora in vita. Una sfida contro il tempo, dura e senza sosta. Poi la notizia fredda come le viscere della terra del Gran Sasso: per il giovane Filippo la vita si era fermata in fondo a quella maledetta grotta, si dice che sia morto sul colpo. E il volo dell'elicottero, vuoto, alle prime ombre della sera, spezzava ogni residua speranza. A tutti. Filippo, un giovane molto conosciuto in città per le sue altissime qualità umane, per il suo modo di porsi con tutti, un fisico eccezionale, da atleta vero, apparteneva ad una famiglia nota all'Aquila e molto riservata. Filippo, il più grande di due fratelli, era figlio del dottor Giansaverio Cappa, Gip presso il Tribunale dell Aquila, magistrato molto stimato, conosciuto e apprezzato. Tutto è cominciato con l'idea di una gita in allegria. Ben equipaggiato, così come la sua giovane fidanzata, Filippo si è portato ad Assergi e poi ha raggiunto con la sua vettura la spelonca che già conosceva bene ma che, forse, voleva esplorare ancora per conoscere altri spazi, altre aperture. Conosceva bene quella zona. Ci si può arrivare solo se quelle impervie stradine sterrate si conoscono a memoria. La spelonca, nascosta tra le pieghe dei monti e tra la vegetazione, era meta di molti speleologi e anche di archeologi che lì hanno fatto scoperte interessanti. E Filippo si è avventurato nella nuova impresa con la sicurezza e l'attenzione di sempre. Certo ogni discesa nelle spelonche rappresenta una vera e propria sfida alla natura così come quella fatta alla montagna. Ma quella di ieri voleva essere per lui, come per la fidanzata, solo un momento di intimità con la grotta per alimentare ancora la sua passione. Poi... Poi è capitato quello che non ti aspetti mai. Morire per una passione pulita e carica di fascino. La città intera lo piange nel ricordo che sviluppa mille immagini di Filippo. Tutte belle e pulite. Oggi l'esame autoptico, come per legge.
F.G.
(Articoli de Il Tempo - Abruzzo del 16 novembre 2000)
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