Club Alpino Italiano
Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico
Coordinamento Speleologico
Tratto da:
Notizie del CNSAS
n.21, aprile 2002Commissione speleosubacquea
Progetto organico di assistenza e trasporto ad un traumatizzato post-sifone
OBIETTIVI PRIMARI
raggiungere l'infortunato;
primary survey, cioè ripristino della volemia e correzione della ipotermia;
stabilire collegamenti con l'esterno - telefono e video.
La stabilizzazione dell'infortunato (ripristino e mantenimento dei parametri vitali) è un atto medico che per essere compiuto ha bisogno di presidi farmacologici ed infusivi e quindi di conoscenze sanitarie da parte dei componenti della squadra di soccorso. Il raccordo con la equipe medica esterna è fondamentale se non si dispone di una squadra sanitaria speleosub. Ulteriore corollario è la standardizzazione del linguaggio con l'uso di indici di gravità della situazione clinica del traumatizzato accettati ormai universalmente e che provengono dall'American College of Surgeon.
L'acquisizione ed i tempi di apprendimento sono rapidi anche da parte di personale laico.
La scala proposta è l'RTS (revised trauma score) che pone assieme alla PA ed alla FR la scala di Glasgow per il trauma cranico. Altro dato facilmente assimilabile è la temperatura corporea.Trasporto dell'infortunato
La decisione di iniziare il trasporto deve essere messa in rapporto alla gravità ed al tipo delle lesioni riportate, può avvenire quando l'indice di gravità è a rischio 0 e quando è ristabilita la omeostasi termica. Premesso che ogni sifone pone caratteristiche diverse, si è stabilito che il trasporto avvenga con paziente supino, con inclinazione della barella testa-piedi con maschera gran facciale ad erogazione continua minimizzando lo sforzo inspiratorio.
Trousse
Viene considerata valida quella in dotazione alle squadre del CNSAS.
Alcune considerazioni su ipotermia e trauma
Ogni trauma provoca come conseguenza una diminuzione della t. corporea. Si aggiunge una diminuzione della massa liquida circolante quando coesiste un trauma. Ad esempio una frattura di spalla provoca 500 ml di perdita plasmatica, una di femore circa 1200 ml. Anche in assenza di trauma l'immobilità ed il microclima ipogeo provocano ipotermia. Risulta ovvio che il primo presidio terapeutico è quello di fornire liquidi riscaldati ed aria riscaldata (parachute).
Settori di ricerca da approfondire
trasportabilità. Non esistono studi sul trasporto di un ferito sott'acqua; si possono inferire dati dalla sopravvivenza di naufraghi in mare con ferite, dati relativi alla 2 guerra mondiale. È ovvio ma importante che prima di effettuare un trasporto bisogna pensare a risolvere l'ipotermia anche in assenza di trauma. Bisogna poi pensare alla diversa distribuzione plasmatica dei farmaci dovuta all'aumento della pressione idrostatica. Ricordarsi che la bassa temperatura dell'acqua aumenta il blood shift e può scatenare affanno anche in organismi peraltro sani.
Studiare la diminuzione dello sforzo inspiratorio imposto al paziente dalla posizione supina e dall'inclinazione in alto della testa, cosa imposta dalle condizioni di trasporto.
Monitoraggio della composizione dell'aria nel post sifone e ricerca di eventuale presenza di gas tossici (CO2, CO, H2S, ipo O2).
Misure atte ad aumentare la sicurezza del soccorritore monitorando prima della immersione, nel post sifone durante il lavoro ed al momento della riemersione i seguenti parametri: pa, fc, fr, glicemia, stick urine, pfr (prove di funzionalità respiratoria), lattacidemia, holter cardiaco e pressorio. Uno studio comparato di questo tipo tra tecnici speleosub e speleo durante e dopo una esercitazione in cavità permette di confrontare le due attività in termini di stress e resa ottimizzando il rapporto attività-riposo. Permette inoltre di acquisire dati sulla fisiopatologia delle immersioni in sifone e sulla frequenza ed incidenza di alterazioni metaboliche legate ad una lunga attività nel post sifone.
Università degli Studi di Roma
Istituto di Chirurgia d'Urgenza e Pronto Soccorso
Dott. Stefano Calderale
Dott. Livio Russo
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