Club Alpino Italiano
Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico
Coordinamento Speleologico
G. PASQUINI, A. PAVANELLO
ESERCITAZIONE NAZIONALE ANTRO DEL CORCHIA
25-26 APRILE 1970
Tratto da:
La Nascita
del Soccorso
Speleologico
ESERCITAZIONE NAZIONALE DELLA SEZIONE SPELEOLOGICA DEL CORPO NAZIONALE SOCCORSO ALPINO AL CORCHIA (ALPI APUANE) - 25-26 APRILE 1970
Nella riunione dei Capi Gruppo della Sez. Spel. CNSA, tenutasi a Trieste il 3 novembre 1969, era stata affidata a Pasquini Giorgio e Pavanello Aurelio la organizzazione di una manovra di soccorso in grotta; la scelta dell'Antro del Corchia sulle Alpi Apuane era dovuta alla recente esperienza dei due Capi Gruppo in tale cavità, alla relativa centralità rispetto alle varie zone ed alle caratteristiche della grotta.
Mentre Pavanello curava la preparazione dei materiali necessari all'armamento della voragine, forniti da Gruppi Speleologici emiliani, Pasquini provvedeva d'accordo col responsabile nazionale Calleri Federico, a stendere e diramare un programma che nei dettagli era stato puntualizzato in un incontro a Firenze con lo stesso Pavanello. Su richiesta di Pasquini la Cassa di Risparmio di Lucca erogava un cospicuo contributo per le spese della esercitazione.
Armata la cavità nei giorni precedenti la data della manovra da una squadra di speleologi emiliani, fiorentini e romani, alle 7,30 di sabato 25 erano presenti 28 Volontari della Sezione Speleologica del CNSA alla teleferica ai piedi del Monte Corchia presso il paese di Levigliani.
Pasquini formava rapidamente le squadre secondo il programma di mescolare il più possibile tra loro Volontari provenienti dai diversi gruppi:
Presunto ferito: a turno Sagnotti e Snyders.
Documentazione fotografica: Babini e Lusa.
Prima squadra: Caposquadra Skilan, Rosi, Polzinetti, Roversi, Ghibaudo; muniti del Tractel e della Barella Civiére per il primo intervento sul ferito con conseguente trasporto dalla Galleria delle Stalattiti sino alla base del Pozzo del Portello.
Seconda squadra: Caposquadra Pianelli, Gherbaz, Berghesi, Rossi, Bocchini; con verricello torinese, loro compito è recuperare il ferito dal Pozzo del Portello, e trasportarlo sino alla base del Pozzo delle Lame.
Terza squadra: Caposquadra Testa, Guidi, Merlak, Olivetti, Boni; con verricello svizzero che useranno nel recupero del Pozzo delle Lame, porteranno poi il ferito fino agli Scivoli.
Quarta squadra: Caposquadra Dottori, Camon, Pesi, Nicolettis; dovranno tendere un cavo d'acciaio lungo 120 m. per approntare una teleferica che permetta il recupero della barella per tutto il tratto degli Scivoli.
Base esterna: Utili, Dragoni e Corti.
Coordinamento Generale: Pavanello dall'inizio del recupero fino al Pozzo delle Lame, Pasquini da qui sino al termine della manovra.Preceduti di poco dai presunti feriti che andavano a porsi in attesa all'inizio della Galleria delle Stalattiti (-280 circa) e guidati da Pavanello, alle 9 del mattino entravano gli uomini della Prima Squadra, subito seguiti dalla Seconda. Verso le 11 entrava Pasquini con la Terza e la Quarta Squadra; nonostante ciò, la discesa del Pozzachione vedeva quasi riunite le varie Squadre..
Alle 13,30 il ferito viene sistemato sulla barella (da qui al Salone Manaresi sarà Snyders, poi Sagnotti), ed alle 14 inizia il recupero. Nel frattempo Skilan aveva piazzato il Tractel ad uno sperone di roccia fissandolo con imbragli di acciaio sopra il pozzo di 10 m. Il recupero viene effettuato con barella verticale accompagnata da due persone scaglionate lungo la fessura; la corda portante era issata col cavo del Tractel (lungo 8 m.) e più riprese.
All'uscita del pozzo è stato necessario legare una seconda corda ai piedi della barella per farla uscire in posizione orizzontale. Sei persone effettuavano il trasporto della barella a braccia fino alla base del Pozzo del Portello (m. 26), dove arrivano alle 15, un'ora dopo l'inizio del recupero. Sopra questo salto, Pianelli e Gherbaz, con l'aiuto di Rossi e Bergesi (Bocchini si era dovuto fermare un po provato sopra le Lame), avevano già provveduto a fissare il verricello torinese «a due ruote libere», ancorandolo con chiodi a pressione. La corda portante passa su di uno scorricavo davanti al quale è sistemato un Blocco Dressler. Anche stavolta la barella sale verticale accompagnata da una persona che risale sulle scale assicurata indipendentemente.
Alle 16,30 tutti son sopra il Portello, si procede superando un salto di 7 m. usando una corda doppia a metà della quale è collocata una carrucola a cui è fissata la barella; recupero a braccia con la carrucola che dimezza il peso. Alle 17,30 si giunge alla base del Pozzo delle Lame (m. 22) dopo aver recuperato anche tutto il materiale.
Alla sommità del salto, la Terza Squadra (alla quale si è aggregato anche Bocchini), ha già posto in opera il verricello svizzero ancorandolo con un cavo ad una grossa lama di marmo. Risale Pasquini che era sceso per poter studiare eventuali punti migliori ove far passare la barella. Due persone si scaglionano lungo il pozzo fermandosi su due cenge, aiuteranno l'accompagnatore della Civiére che sale sulle scale. La barella viene recuperata velocemente fino al ciglio del salto dove è fissato uno scorricavo, qui tre persone la issano a braccia avviandola sul pendio che precede l'uscita del pozzo.
La Quarta Squadra ha intanto teso il cavo tra una lama calcarea posta 10 m. sopra l'imbocco del Pozzo delle Lame ed un grosso masso situato nella parte più bassa del Salone Manaresi; il cavo teso, formante una teleferica, veniva a passare, salvo che in pochi punti, ad una altezza di circa un metro e mezzo sopra il ripido pendio degli Scivoli (questo percorso solitamente non viene seguito, preferendo in condizioni di esplorazione normale, scendere con l'ausilio di una corda fissa, lungo lo stretto colatoio più sulla destra orografica del corso d'acqua della grotta). Sul cavo, mediante due carrucole, viene fissata in posizione orizzontale la barella; sarà issata a braccia dall'alto ed accompagnata da due persone che la distaccano dalla parete là dove è troppo vicino alla roccia.
Nel frattempo, mentre si recupera il materiale usato, il verricello svizzero viene portato sotto il Pozzacchione; i Volontari passano per il colatoio senza disturbare la risalita del ferito. Alle 19,15 inizia il passamano della barella tra gli enormi blocchi di frana del Salone Manaresi, intanto viene piazzato il verricello svizzero sul Pozzacchione (m. 52).
A questo punto i Volontari si rifocillano un poco, sono le 21; riforniscono d'acqua le lampade ad acetilene e Sagnotti prende il posto di Snyders sulla barella. Si continua superando un piccolo salto con tiro diretto di due corde e la barella è accompagnata dal basso.
Intanto una decina di Volontari risale il Pozzacchione con parecchi sacchi di materiale, viene gettata una terza corda per assicurare a spalla direttamente il ferito (oltre alla portante e quella che assicura l'accompagnatore) che provoca un groviglio sbrogliato dal Camon, questa operazione ritarda la risalita del ferito sino alle 22,30.
La barella viene recuperata scorrevolmente nonostante qualche piccolo intoppo dovuto alla presenza di innumerevoli lame, infatti la Civiére tende ad incastrarsi sotto a questi speroni rocciosi.
Ultimato il recupero del grande pozzo, ci si divide in due Squadre: una guidata da Pesi continua il trasporto del ferito, l'altra con Pavanello recupera i materiali ed i numerosi sacchi.
La barella viene issata con tiro diretto sul gradino a monte del Pozzacchione; poco prima, entrati nel pomeriggio, avevano contribuito alle manovre Dragoni e Corti seguiti da Samoré e Cortopassi giunti in ritardo; il totale dei Volontari ammonta così a 31.
Una serie di passamani con gli uomini disposti in opposizione, permette il superamento del cañon, il trasporto della barella procede poi monotono e faticoso sino al bivio col meandro che immette nel Pozzo Bertarelli. A questo punto gli uomini della Squadra ritengono inutile il proseguimento della manovra in quanto gli ostacoli maggiori e tecnicamente complessi, sono stati superati. Viene così deciso, malgrado l'opinione contraria di Pesi, di porre termine all'esercitazione, sono le 2 di mattino del 27 aprile.
Sei Volontari, guidati da Pesi, tornano indietro per aiutare la Squadra che sta trasportando i sacchi di materiale lungo il cañon.
Tra le 3,30 e le 4, tutti i Volontari ed i materiali sono all'esterno, appena possibile saranno trasportati a valle con la teleferica; nel frattempo si porta tutto il materiale alla casa dei cavatori dove la maggior parte dei Volontari si riposa, alcuni scendono a Levigliani a piedi.
Alle 10, dopo un meritato riposo, veniva tenuta una riunione dei Capi Gruppo, ed alle 11 Pasquini illustrava a tutti i partecipanti un breve consuntivo della manovra; a mezzogiorno la faticosa operazione aveva termine attorno ad una tavola imbandita.
Si decideva poi che con il contributo della Cassa di Risparmio di Lucca, fossero pagate le spese inerenti l'esercitazione, e che la somma restante venisse affidata alla Direzione della Sez. Spel. con l'impegno di devolverla a favore della Squadra di Lucca.
Si desidera, a conclusione di queste note, ringraziare la Cassa di Risparmio di Lucca per la generosa erogazione, il Sig. Andrea Vannucci per aver permesso una così massiccia intrusione nella cava; inoltre un particolare ringraziamento a tutti coloro che con prestazione personale, di materiali, o soltanto consigli, hanno permesso il buon svolgimento delle operazioni.
Giorgio Pasquini
Capo del 5° Gruppo
(Lazio, Abruzzo, Campania)
Pavanello Aurelio
Capo del 3° Gruppo
(Emilia, Romagna, Toscana)